FIGLI PUTATIVI

Un uomo scopre, dopo vent’anni, che non è il padre dei suoi tre figli. Sua moglie li ha concepiti con un altro. E lui dichiara che non vuole più vederli(1).
L’’episodio induce a porsi la domanda: che cos’è un padre? E che cos’è un figlio? Ovviamente, più che dei geni e dei gameti, conta il fatto che un uomo sia sia stato, o no, un buon padre, e i figli siano stati, o no, buoni figli. Ma di fatto in questo campo entrano in gioco possenti istinti.
La madre è colei che partorisce i figli, il padre è colui che ha fecondato la madre. Ma a partire da questo fatto, ci si può chiedere perché i genitori tendano a formare una coppia e ad occuparsi insieme dei figli.
L’istinto spinge la femmina dei mammiferi ad occuparsi della prole perché, se non lo facesse, la specie si estinguerebbe. Tuttavia presso molte specie il maschio abbandona feconda la femmina, tanto che essa si occupa da sola delle cure parentali. Un esempio l’abbiamo in casa: il gatto. L’istinto spinge invece anche il maschio umano ad occuparsi della prole perché le cure parentali, nella nostra specie, sono particolarmente lunghe e gravose. Forse la femmina non ci riuscirebbe da sola e ciò metterebbe in pericolo la sopravvivenza della specie.
La necessità delle cure parentali congiunte ha dato origine alla famiglia e così l’istinto della procreazione si arricchisce di ulteriori istinti. La donna ha tendenza ad essere gelosa perché teme che il maschio l’abbandoni per un’altra femmina. Ciò renderebbe difficili le cure parentali riguardanti i suoi cuccioli, in cui ha tanto investito. Il maschio è geloso della femmina perché ha – come i leoni – un interesse istintuale ad occuparsi della prole soltanto in quanto portatrice dei suoi geni. Se la sua femmina si accoppiasse con altri, lui avrebbe il peso delle cure parentali senza il vantaggio di tramandare i propri geni. E da questo il sarcasmo sul “cornuto”.
Ecco perché il caso riportato dal Corriere della Sera fa scalpore.. Quell’uomo per vent’anni si è occupato di procurare ad un terzo, a sue spese, il vantaggio di tramandare i suoi geni. E il leone tiene talmente a ciò che quando un nuovo maschio dominante soppianta il vecchio, ne uccide i cuccioli per ingravidare subito le leonesse. Nei leoni, la gelosia arriva a questo aspetto “criminale”.
Gli esseri umani tuttavia sono coscienti delle proprie spinte istintuali e sono in grado di dominare e guidare i loro istinti, fino a creare situazioni impreviste in natura. Se una donna accudisce un neonato come una madre, e come una madre lo tratta per i successivi vent’anni, il “figlio”, che la chiamerà “mamma”, in che si sentirà diverso dagli altri figlii? E lo stesso vale per il padre. Se una donna e un uomo si comportano bene, per il bambino sono mamma e papà. E se questi amano il figlio come se l’avessero generato, in che sarà differente il loro sentimento, rispetto alle coppie che i figli li hanno generati?
Dunque dal punto di vista fisiologico e istintuale i figli e i genitori sono una cosa, dal punto di vista psicologico e affettivo la questione è del tutto diversa. Ci possono essere pessimi genitori naturali, come ci possono essere ottimi genitori adottivi e la sostanza del fenomeno può essere diversa, da quella prevista dalla natura.
Il matrimonio, secondo il diritto romano, è sostanzialmente costituito non da una annotazione dell’anagrafe ma dalla cohabitatio e dalla maritalis affectio, cioè dallo stare insieme e dal volersi bene. E ciò gioca a favore degli omosessuali. Se due di loro si vogliono bene per anni, il loro rapporto è del tutto simile a un matrimonio fra eterosessuali, che sia o no annotato nei registri del Comune. Ché anzi proprio non si vede il senso di questa formalità.
Nello stesso modo si potrebbe dire che padre e madre sono coloro che allevano ed amano i figli, essendone giustamente riamati. Dei geni non ci dovrebbe importare molto. Ché anzi, se proprio ce ne importasse, e la pensassimo come i leoni, dovremmo ricordarci che il leone il diritto di ingravidare tutte le sue femmine se lo guadagna essendo il migliore, perché è il più forte, capace di sconfiggere qualunque maschio che tenti di detronizzarlo. Mentre l’uomo geloso il diritto ai suoi geni lo vuole soltanto perché la sua donna dovrebbe amarlo. E se invece costei ama un altro?
Il dramma dell’uomo che, dopo vent’anni, scopre di non essere il padre dei suoi figli, è comprensibile. E sarebbe comprensibile anche che si separasse dalla moglie. Ma se i figli sono stati buoni figli, dire che non si vuole più vederli riporta alla mentalità leonina, senza vantaggio né per lui, né per i figli putativi i quali – si ricordi – sono in ogni caso incolpevoli.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
(1)https://www.corriere.it/esteri/19_gennaio_07/scopre-20-anni-che-tre-figli-non-sono-suoi-tradimento-biblico-che-fa-riflettere-gran-bretagna-a88359fa-1296-11e9-8e32-62f2e5130e0b.shtml

FIGLI PUTATIVIultima modifica: 2019-01-10T09:22:16+01:00da gianni.pardo
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7 pensieri su “FIGLI PUTATIVI

  1. Forse ha detto di non volerli piu’ vedere perche’ ancora non ha completato la fase di acquisizione della nuova realta’ E’ disorientato. Ha scoperto un mondo sceneggiato intorno a se’ ed ora le sue certezze sono crollate e ne deve acquisire di nuove, in qualche modo tornare in sintonia con la nuova realta’ e non e’ detto che ad una certa eta’ sia possibile. Io credo di capire la circostanza. Se lo avesse sempre saputo, se avesse gestito lui stesso la sua sterilita’ forse avrebbe compartecipato al piano della moglie di dargli eredi con questo tipo di “fecondazione eterologa” (mi viene in mente un simpatico articolo di Camillo Langone)

    Credo che sia uno stupore, meraviglia ed anche senso di mostruosita’ apparentabile a che scopre di non essere figlio dei genitori che lo hanno allevato, addirittura una volta ho letto un articolo su persone di cui si sospetta essere figli di desaparecidos argentini allevati dagli aguzzini dei propri veri genitori: la cosa da scoprire e’ cosi’ mostruosa che molti preferiscono non iniziare neppure le indagini.

    Altra ipotesi che si puo’ fare e’ che queste persone siano di pessime capacita’ relazionali: e’ comunque separato, la moglie lo ha cornificato perche’ cercava una fecondazione eterologa o perche’ aveva affettivita’ fuori dal matrimonio? I figli non lo invitano alla festa di laurea perche’ e’ attualmente confuso o perche’ non hanno ben curato l’ affettivita’ familiare?

  2. Non per tornare sul caso specifico, ma il contesto è una (verosimilmente) acrimoniosa battaglia per gli alimenti in un divorzio con la madre dei tre giovani risalente ad otre 10 anni orsono . Sotto questa luce nulla di nuovo quindi; la madre ha (di fatto) usato i figli per ottenere un trattamento economico migliore per se stessa allo stesso modo in cui l’uomo oggi tenta di usarli a proprio vantaggio.
    Mi pare faccia scalpore solo perché è raro che il maschio possa usare i figli contro la madre con la stessa frequenza con cui avviene il contrario.

  3. Secondo lo psichiatra Luigi Zoja l’uomo e’ l’unica specie di mammifero in cui il maschio collabora per l’allevamento della prole, ma tale collaborazione e’ meramente culturale, non istintiva. Infatti lo stesso autore avvisa che la tendenza moderna per la quale la collaborazione diretta del maschio non e’ piu’ necessaria se non come fornitore di “alimenti” intesi in senso giuridico, rischia di risospingere la maschilita’ umana verso il tribalismo di gruppo maschile che ha basi istintive ben maggiori della paternita’. Zoja afferma anzi che nella specie umana la maternita’ ha basi biologiche e istintive, la paternita’ NO, si tratta appunto di un costrutto culturale, che probabilmente implica come contropartita la fedelta’ femminile (altro costrutto culturale, evidentemente, ma questo lo aggiungo io).

  4. Zoja mi pare precisi anche che la civilizzazione puo’ subire gravi contraccolpi da tali sviluppi. Anni fa leggevo che in islanda circa il 50 per cento delle nascite se non di piu’, grazie al generoso stato sociale, avvenivano da madri “single”. Sarei curioso di trovare riferimenti piu’ precisi in proposito.

  5. La madre era certa, il padre no. Il matrimonio era in buona sostanza uno scambio: cure parentali da parte del marito, fedeltà da parte della moglie. Ciò ha strutturato i rapporti tra maschi e femmine da sempre: il marito tiene in soggezione, sotto chiave, la moglie. Ciononostante pare che un figlio su quattro è concepito con un altro uomo all’insaputa del marito.
    La possibilità di accertare la paternità tramite indagine genetica introduce una novità assoluta che rivoluzionerà i rapporti tra uomini e donne, rivoluzione di cui non pare ci sia al momento consapevolezza.

  6. Può anche darsi che un figlio su quattro sia adulterino, ma mi chiedo in che modo hanno potuto fare una simile statistica.
    Nacqui scettico.

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