PROPTER HOC, VEL CONTRA HOC?

Ha senso discutere di un problema del quale si sa in anticipo che non si troverà la soluzione?
Una vecchia favola – credo ripresa anche da La Fontaine – narrava di un pover’uomo che, in punto di morte, lasciando ai figli il piccolo campo che possedeva, raccomandò loro di scavare bene, perché in esso era sotterrato un tesoro. I figli non trovarono niente, però si accorsero di avere così ben dissodato il terreno, che in seguito dette ottime messi. Quante scoperte non sono state realizzate mentre si cercava altro? E comunque, chi va in cerca di funghi, se non ne trova, avrà comunque fatto una bella passeggiata.
La civiltà occidentale si è realizzata quale la conosciamo a causa, o malgrado il Cristianesimo?
Il Cristianesimo si è integrato così intimamente nella civiltà greca e romana, che la prima reazione dinanzi al problema è un senso di smarrimento. Come apprestarsi a traversare un mare a remi. Ma, visto che fondamentalmente qui si tratta di un gioco, procediamo a caso, partendo da dove capita. Per esempio identificando il Cristianesimo.
Il Cristianesimo è una delle tre “Religioni del Libro”, cioè della Bibbia. E benché nei Vangeli Gesù affermi di non essere venuto a cambiare, ma a confermare la Legge, cioè la religione dei padri, si può serenamente sostenere che il Cristianesimo è una religione del tutto diversa dall’Ebraismo. La sua sostanza, la sua struttura, la sua mentalità sono greco-romane, non ebraiche. A cominciare dal suo politeismo. Dalla struttura giuridica che si è data, prettamente romana. Dal suo universalismo e da tante altre cose.
Diversa, tuttavia, non significa estranea. Ebraico è il sentimento del peccato che la permea. Ebraico – ed anzi semplicemente orientale – è l’atteggiamento di umiltà, di abiezione, quasi, nei confronti della divinità. L’obbligo fatto ai fedeli di dichiararsi peccatori a prescindere, di chiedere pietà, di adorare con le lodi più iperboliche un Dio che in qualche caso si configura come un vanitoso tiranno orientale. I greci, tanto ostili alla monarchia assoluta persiana, non avrebbero nemmeno immaginato di adorare così i loro dei. Del resto, il loro pessimismo sulla natura umana scalava l’Olimpo e mostrava divinità gelose, rancorose, crudeli, umanissime, a cominciare dal re degli adulteri, Giove. Simili dei si potevano onorare, si potevano offrire loro dei sacrifici, per ingraziarseli ma, presentarli come modelli indefettibili per tutti, sarebbe stato eccessivo.
Dal punto di vista politico, il Dio cristiano non è simile né agli dei scapestrati dei greci, né al bellicoso “Dio degli eserciti” ebraico: è dunque simile ad un tiranno orientale, quale del resto era ormai divenuto chi comandava nell’Impero Romano.
Ecco dunque una prima perplessità. Si potrebbe accusare il Cristianesimo di avere reso il fedele un suddito abbietto, inginocchiato dinanzi al tiranno da cui spera di essere risparmiato, ma è anche vero che questa era la posizione del cittadino romano, dinanzi a parecchi dei peggiori imperatori. L’Imperatore romano potrebbe essere stato il modello del Dio cristiano, invece che l’inverso. Chissà.
Ma forse proprio questo incipit potrebbe suggerirci che abbiamo imboccato il sentiero dalla parte sbagliata. Invece di partire dall’antichità, partiamo dunque dalla modernità, e ovviamente dal Settecento. La civiltà occidentale, come la conosciamo e come la stimiamo, si caratterizza per la democrazia, la libertà, la scienza, la tolleranza, la razionalità, l’amore per le comodità e i beni materiali. Che hanno a che vedere, queste cose, col Cristianesimo? In realtà esse sono tutte nate lottando contro di esso.
Per quanto riguarda la democrazia, il Cristianesimo, sin dalle sue origini, ha insegnato a rispettare l’autorità (“Dare a Cesare…”) e non ha mai spinto gli schiavi, o i servi della gleba, a ribellarsi ai loro padroni. La Chiesa stessa è stata un’organizzazione verticistica e assolutistica, basti dire che in Europa è oggi l’unica monarchia assoluta. Ha avuto il merito di trattare nella stessa maniera schiavi e liberi, uomini e donne, ma gli schiavi rimanevano proprietà dei loro padroni, e le donne, oltre a dover obbedire ai loro mariti, dovevano star zitte in chiesa (S.Paolo: “Mulieres in ecclesiis taceant”) e non dovevano accedere al sacerdozio. Insomma, l’uguaglianza di schiavi e donne era tale dinanzi a Dio, ma non certo dinanzi agli uomini e ai sacerdoti. Uguaglianza sì, ma ultraterrena.
E questo vale anche per la libertà. Per la Chiesa l’uomo ha il libero arbitrio ma soltanto per essere reso responsabile dei suoi peccati. Non gli è mai stato raccomandato, e men che meno permesso, di ribellarsi per avere la libertà. La Chiesa è stata costantemente alleata del potere costituito, col quale ha teso a condividere i vantaggi del reciproco sostegno. Fino ad associarsi con i nobili contro il Terzo Stato.
Quanto alla scienza – e in particolare all’astronomia e alla medicina – la sua storia è un seguito di battaglie contro la Chiesa. Su questo è inutile dilungarsi.
Riguardo alla tolleranza, i cristiani, che prima erano stati perseguitati, si traformarono in persecutori. Basti pensare al trattamento inflitto da sempre agli ebrei, alle conversioni forzate di Carlo Magno, al trattamento dei musulmani dopo la “Reconquista”, e all’Inquisizione. È soltanto la Chiesa sconfitta dei secoli recenti quella che è diventata tollerante. Come certi vecchi che biasimano l’immoralità sessuale perché non sono più in grado di commettere quei peccati.
La razionalità si è dovuta districare dai lacci della possibile eresia dovendo sempre temere lo scontro fra le sue conclusioni e le verità della Chiesa. Il cardinale Bellarmino non era uno sciocco. Quando – secondo quanto narrato nel famoso episodio – si rifiuta di constatare, appoggiando l’occhio all’oculare, la validità delle affermazioni di Galileo, proclama con ciò stesso di preferire la dottrina della fede all’evidenza dei sensi. Non il migliore viatico per la razionalità.
In conclusione si può affermare che tutto ciò che di meglio costituisce la mentalità occidentale non è nato dal Cristianesimo, ma più o meno contro il Cristianesimo. Non “propter hoc, sed contra hoc”.
Nondimeno qualcuno potrebbe pensare che il Cristianesimo abbia almeno avuto il grande merito di avere insegnato la mitezza, la magnanimità, il perdono. Grandi virtù, certamente, ma che si ritrovano anche in altre religioni (basta citare il Buddismo) e che esistevano largamente a Roma. Ché se anzi questa città poté dilatarsi fino a dominare l’intero mondo conosciuto allora, fu perché a lungo trattò con clemenza i vinti (“parcere victis, debellare superbos”), permettendo loro di conservare i loro costumi, ed invitandoli soltanto, col proprio prestigio, a romanizzarsi. Il suo impero, con la decadenza e la corruzione del suo vertice, divenne difficile da sopportare, e tuttavia per secoli e secoli esso fu rimpianto da tutti. Gli inglesi, quasi a dimostrazione dei loro quarti di nobiltà, mostrano con orgoglio i resti di strade romane e le terme di Bath. “Anche noi siamo stati romanizzati”. E non si può tacere l’orgoglio con cui i renani, e soprattutto i romeni, sottolineano la loro parte di storia romana. Quando Roma fu grande, fu anche molto civile. E quando fu meno civile, finì col soccombere.
Il grande merito del Cristianesimo non è tanto quello di avere ispirato le migliori qualità civili dell’Occidente. Forse queste avrebbero prosperato meglio se l’Impero Romano si fosse mantenuto qual era ai tempi di Augusto. Il suo merito è quello di avere preservato, nei suoi monasteri, la memoria del passato. Della lingua latina, dei grandi testi latini, della cultura classica, in un momento di eclissi totale dell’intellettualità. Senza i monasteri, avremmo perso il ricordo del passato, e in questo senso S.Benedetto ha ben meritato di essere nominato patrono d’Europa.
Il massimo grazie la Chiesa lo merita non tanto per ciò che essa ha creato, quanto per ciò che essa non ha distrutto e per quanto ci ha conservato. La cosa per cui bisogna ringraziare di più la Chiesa d’Occidente è il mal di schiena dei copisti e degli amanuensi.
E così, passo passo, senza averlo pianificato, si arriva alla conclusione. I valori occidentali non sono un regalo del Cristianesimo, e per la maggior parte si sono affermati contro il Cristianesimo. Nondimeno questa religione è così strettamente intrecciata col nostro passato, che negarne l’influenza sulla nostra storia e sulla nostra forma mentis sarebbe, più che un atto di ingratitudine e un atto di arroganza, un atto di stupidità.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com,
11 gennaio 2019

PROPTER HOC, VEL CONTRA HOC?ultima modifica: 2019-01-11T08:51:03+01:00da gianni.pardo
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2 pensieri su “PROPTER HOC, VEL CONTRA HOC?

  1. Condivido TUTTO dell’ articolo, ma ho solo una obiezione sull’ impostazione. Si parla di Cristianesimo o Chiesa come un ente, come una forza incombente e quindi il discorso e’ impostato come se ci fosse caduta addosso dal cielo (un po’ come il mitologico meteorite dei dinosauri) e si lascia spazio ad ipotesi sul cosa sarebbe successo se non fosse stata attiva questa forza. Eppure vi e’ un passaggio dove si riconosce che il Cristianesimo e’ un aspetto delle civilta’ ellenica e latina. Io direi che era ineludibile, che non potevamo non avere questo percorso in quanto sintesi della civilta’ raggiunta al momento. Le divinita’ arcaiche erano gia’ superate da tempo. Si erano diffusi molti culti orientali come Mitra, Mani, divinita’ egizie.. e tutti “digeriti” dal pensiero ellenico, cioe’ trasformati per essere accettabili dalle sensibilita’ ed intelligenze dell’ epoca. Il Cristianesimo era una di queste, di pari rango anche se inizialmente irriverente all’ autorita’ imperiale e per questo perseguitato. Successivamente e’ divenuto sintesi di tutto. Poteva succedere al culto di Mitra, ma il “minestrone” secondo me sarebbe stato lo stesso.

    Quindi inutile rammaricarsi: non potevamo essere subito illuministi, dovevamo prima essere cristiani e lo stesso illuminismo per me deficia di molti aspetti civili e ne andrebbe ottenuta una sintesi con il cristianesimo. (Ho delle idee in merito troppo elaborate per esporle in una risposta. Spinoza ha indicato una via interessante)

  2. Il Cristianesimo (peraltro tutt’altro che un monolito ma suddiviso in numerosi filoni dottrinari e con diversificate strutture ecclesiastiche più o meno ufficiali, a volte reciprocamente incompatibili) unito alla propria “base” ebraica costituisce UNO dei riferimenti storico-culturali fondamentali del c.d. Mondo occidentale e in quanto tale non se ne può effettivamente negare l’influenza sulla ns. “forma mentis” (d’altronde, chi oggi davvero la nega?) ma nemmeno si può correttamente pretendere di fare dei ‘valori cristiani’ (espressione peraltro dal campo semantico molto difficilmente definibile con precisione) l’UNICO o almeno il primario punto di riferimento etico-giuridico-politico occidentale, come invece a Dx i clerical-sovranisti e a Sx i fautori dell’accoglienza illimitata dei flussi migratori tendono oggi (nuovamente) a fare… Saluti

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