SE I NEGRI SIANO MENO INTELLIGENTI DEI BIANCHI

Recentemente si discuteva fra amici del concetto di scienza e di verità scientifica, ed oggi leggiamo sul “Corriere della Sera”(1) che James Watson (uno dei due scienziati che hanno avuto il premio Nobel per aver scoperto la doppia elica del Dna) è stramaledetto un po’ da tutti per avere affermato che, a suo parere, o più esattamente secondo i dati di cui crede di essere in possesso, i negri sarebbero meno intelligenti dei bianchi. Questo scandalo è scientificamente scandaloso: infatti, nel mondo della scienza, le tesi non sono morali o immorali, politicamente corrette o inammissibili, sono semplicemente vere o false.
Watson non è da condannare a priori (non foss’altro per rispetto della sua carriera scientifica) e le sue tesi meritano di essere esaminate. Se poi esse risultano infondate, al momento si rigetti la sua teoria, e la si dichiara – allo stato attuale delle conoscenze – inesatta. Non altro. L’indignazione morale, e i dubbi sulla sanità mentale di quell’illustre vecchio, sono assolutamente fuor di luogo. Uno scienziato ha anche il diritto di sbagliare.
Piuttosto è forse interessante discutere a che punto l’affermazione secondo cui i negri sono meno intelligenti dei bianchi (o i gialli più intelligenti dei bianchi, abbiamo letto anche questa) sia scientifica. Non “vera” o “falsa”, ma “scientifica”. Popper ci ha insegnato che un’affermazione è scientifica quando esiste la possibilità teorica (per esempio un esperimento) di dimostrarla falsa. La sua “scientificità”, quando il risultato è positivo, risulta dal fatto che nessuno è riuscito, con metodo scientifico, a dimostrarla falsa. Ma esistono affermazioni per le quali questa possibilità non esiste. Nessuno può dimostrare scientificamente che la signora Monna Lisa sia bella, oppure che sia brutta. Io le trovo una faccia insipida, incluso il famoso sorriso, e nessuno può dimostrarmi che ho torto.
Ora torniamo ai negri. In questo campo i problemi sono innumerevoli. Chi consideriamo “negri”, per cominciare? I senegalesi lo sono, certamente. Ma gli etiopi? Non soltanto sono meno scuri, ma hanno tratti molto meno marcatamente negroidi. I magrebini sono certo molto più chiari dei senegalesi, ma sono un po’ più scuri degli italiani, i quali a loro volta sono un po’ più scuri dei tedeschi. E questi sono certamente più scuri dei finlandesi. Dove piazziamo la frontiera? E come la determiniamo?
Secondo problema: come misuriamo l’intelligenza? Soprattutto considerando che i risultati di qualunque test sono influenzati dal grado di istruzione. Per dirne una, tempo fa un’indagine dimostrò che i giapponesi sono più intelligenti dei bianchi. Ma io mi chiedo: se un italiano, invece di frequentare le nostre scuole per ridere, col diploma assicurato anche ai somari, frequentasse le scuole giapponesi, chi dice che alla fine, nei test, non batterebbe anche i giapponesi?
La superiorità di una razza rispetto ad un’altra è perfettamente possibile, e non sarebbe scandalosa, se è vero che un levriero corre molto più velocemente di un bassotto. Ma attualmente siamo immersi in contesti tanto diversi – dal punto di vista economico, culturale e sociale – che l’interferenza di questi fattori su quelli genetici è troppo grande, per avere risultati significativi. Persino in una società come quella americana, in cui convivono bianchi e negri, come non considerare che la media dei negri è meno agiata della media dei bianchi? Il fatto che la percentuale di reati commessi dai negri sia superiore a quella dei bianchi dipende dalla loro razza o dal fatto che spesso vivono in condizioni meno agiate e ricevono un’educazione di qualità inferiore?
Le differenze fra esseri umani – a partire da quella fra uomini e donne – non sono assurde, sono semplicemente da dimostrare: e attualmente, a quanto pare, non ne abbiamo ancora i mezzi. Per questo, nell’attesa che la scienza possa pronunciarsi, consideriamoci tutti uguali. Poi vedremo. Senza scandalizzarcene.
Del resto, come mi disse una signora tutt’altro che femminista, ma molto brillante: “Io sono convinta che le donne siano inferiori agli uomini, ma questo non significa che tu sia superiore a me”. È una battuta, ma rimane significativa. Il razzista che oggi considerasse i negri una razza inferiore non dovrebbe mai dimenticare che un singolo negro potrebbe essere molto più intelligente e colto di lui, fino a ridicolizzare la sua stupida spocchia di “bianco”. Quanto a me, so che se avessi un centesimo di euro per ogni bianco fesso, sarei straricco.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com

15 gennaio 2019
(1)https://www.corriere.it/cronache/19_gennaio_14/i-neri-meno-intelligenti-bufera-nobel-watson-153746c6-183f-11e9-bb76-cdaf0ebcabd2.shtml

SE I NEGRI SIANO MENO INTELLIGENTI DEI BIANCHIultima modifica: 2019-01-15T15:00:39+01:00da gianni.pardo
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8 pensieri su “SE I NEGRI SIANO MENO INTELLIGENTI DEI BIANCHI

  1. Caro Nicola,
    rispondo a ciò che non ha scritto.
    A Se un gruppo umano (razza, etnia, nazionalità, ecc.) si comporta male, non si può negare che si comporti male, soltanto per political correctness.
    B Se un gruppo umano si comporta male, o dimostra “poca intelligenza”, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non si può attribuire il fatto al colore della pelle o alla forma del naso o degli occhi.
    C Se un gruppo umano si comporta male, senza sapere quale sia la causa, si ha lo stesso il diritto di guardarsene, stando attenti più di quanto si stia attenti avendo a che fare con altri gruppi umani. Unica cautela: non generalizzare. Non condannare un singolo sulla base del cattivo giudizio che si dà del gruppo cui appartiene.
    Se su tutto questo siamo d’accordo, la discussione fra noi è finita.

  2. Il mio amico Nicola De Vertedicis ha avuto difficoltà- a inserire il suo commento. Lo faccio al suo posto.
    Caro Gianni,
    Siamo d’accordo su cio’ che Lei scrive. Ma Lei si limita a parlare del “cattivo comportamento”, e questo per Watson non e’ in discussione. Qui si parla di intelligenza, e i fatti purtroppo parlano chiaro. Anche se ad alcuni la cosa non piace.

    Sono anni che Watson viene condannato per cio’ che ha scoperto e pubblicato. Un po’ come lo fu Galileo dalla Chiesa. Guardi qui:
    https://mightyminnow.wordpress.com/2007/10/18/black-people-are-less-intelligent-says-dr-james-watson-nobel-prize-winner-and-dna-pioneer/ Questo e’ del 2007.
    https://www.dailymail.co.uk/news/article-2853855/Scientist-discovered-DNA-forced-sell-Nobel-prize-shunned-inflammatory-race-comments.html Questo e’ del 2014.

    Ho conversato piu’ volte a questo proposito con mio figlio David, il quale ha un Masters in Genetica umana. E (vivendo qui), e’ specializzato nella genetica dei negri, cioe’ ad esempio, nella loro predisposizione a certe malattie, a differenza dei bianchi.

    Mio figlio mi ha confermato le tesi di Watson. C’e’ una netta correlazione (in negativo) tra i negri ed i geni, circa 500, associati all’intelligenza. Del resto, non c’e’ da scandalizzarsi. Per alcuni tratti i negri sono geneticamente superiori ai bianchi (per gli sport, ad esempio, o per la danza). Riguardo all’intelligenza, purtroppo, non sono particolarmente dotati.
    Certamente, tali conclusioni sono solo statistiche. Non e’ che si possa affermare con certezza che TUTTA la razza negra sia inferiore. Natura non facit saltum. Pero’ e’ possible arrivare a certe conclusioni.
    Ultimamente leggevo un articolo del Dr David Reich, un ricercatore di genetica, vecchio amico di Watson:
    …At a meeting a few years later, Dr. Watson said to me and my fellow geneticist Beth Shapiro something to the effect of: “When are you guys going to figure out why it is that you Jews are so much smarter than everyone else?”
    https://www.nytimes.com/2018/03/23/opinion/sunday/genetics-race.html

  3. Rispondo. Io non posso entrare nella discussione perché sono un ignorante, in materia. Non ho difficoltà ad ammettere che Watson potrebbe avere ragione, ma da un lato non posso dargliela io, dall’altro le sue affermazioni saranno “verità scientifiche” quando saranno accettate dalla comunità scientifica competente in materia. Comunità cui non appartengo.
    Né mi stupirei., comunque. La storia dell’asepsi e di Semmelweiss mi ha educato in materia una volta per tutte. Ma è così che funziona la scienza e, per così dire, l’umanità. Da vivo Semmelweiss fu preso per un maniaco, e del resto finì in manicomio. Da morto, è un genio incontestabile, e nessuno mai si permetterebbe di infettare i malati, in sala operatoria, invece di guarirli.
    Personalmente io non ho pregiudizi, e oso dire che, probabilmente, le donne sono meno dotate per la musica (da comporre) che gli uomini. Nell’Ottocento tutte le ragazze di buona famiglia studiavano il pianoforte, e tuttavia tutti i grandi compositori per pianoforte sono uomini. Forse qualcosa vuol dire.
    E – a proposito – le donne non sono per nulla inferiori agli uomini come interpreti, al pianoforte! Dunque eseguono ma non compongono . È un fatto che non so spiegare, ma non posso nemmeno negare.

  4. Non mi aspettavo che si potesse discutere con questo impegno di questo tema. Io lo avrei lasciato indiscusso.

    Come detto nell’ articolo da GP, l’ affermazione di Watson, pur provenendo da riconosciuto luminare, non e’ prodotta con metodo scientifico sperimentale per potersi annoverare tra le verita’ scientificamente provate ,che non e’ detto siano verita’ che debbano essere accettate, un esperimento puo’ essere contestato. A tal proposito cito l’ esempio l’ esempio sul libro di mia figlia: lo scienziato con metodo sperimentale scopre che l’ acqua bolle a 100 gradi. Aggiungo io che altri scienziati scoprono che l’ acqua bolle a 100 gradi se sopra di essa vi e’ la pressione di un bar. Per pressioni diverse, punti di ebollizione diversi. Quindi introducendo nuovi elementi (es la pressione) si possono giungere a rivelazioni diverse.

    Nel caso dell’ intelligenza…. chi ha definito cosa sia? Possiamo dare una dimensione d’ essere all’ intelligenza come ad altri fenomeni osservabili? L’ intelligenza e’ rappresentabile su di una ascissa monodimensionale o in uno spazio polidimensionale?

    Stabilendo dei canoni si puo’ giungere al famigerato QI, quindi un semplice numerino su di una ascissa, ma quelle intelligenze sono una media tra attitudini ricercate in societa’. Si potrebbe dire che un algebrico sia piu’ o meno intelligente di un pittore naif? Si potrebbe solo dire che ho piu’ interesse ad assumere e ben pagare un impiegato con una attitudine piuttosto che un’ altra.

    Quindi io prima di poter partecipare ad una discussione sull’ intelligenza dovrei sintonizzarmi con gli interlocutori su cosa sia l’ intelligenza.

    Alcuni spunti potrebbero essere: Quanto un popolo, anche storicamente, e’ stato soggetto a stimoli per risolvere i problemi con il ragionamento?

    Es. Un popolo in ambiente con natura lussureggiante e buona disponibilita’ di acqua dolce potrebbe non aver avuto stimoli, un popolo in ambienti aspri ha dovuto inventare l’ agricoltura e le irrigazioni e questo ha stimolato generazioni a progredire non solo in cultura, ma anche in approccio alla soluzione intelligente. Si puo’ dire che in poche generazioni si sia cambiati anche geneticamente? (10000 anni diviso 40 anni vita media antica = 250 generazioni, conto non autorevole)

    Se non viene data una definizione di intelligenza (che sara’ anche riparametrizzabile ogni volta) un metodo scientifico non sara’ impostabile. Tutti i dati che possono essere incrociati sono discutibili in molti modi diversi e si prestato alle speculazioni mai contestabili delle fazioni.

    Recentemente, parlando (animatamente) con parenti di mia moglie sudamericana, mi sono trovato a fare delle considerazioni poco lusinghiere sui latinos (considerazioni che si estendono pero’ anche a me, italiano).

    Dicevo: come mai tutte le aspirazioni dei sudamericani hanno come obiettivo di passare in confine con gli usa? Come mai gli italiani sono andati massicciamente in Australia? Come mai se ad un paese latino dai il petrolio (Venezuela) questo vuole vivere da nababbo e solo di questo? Perche’ l’ Argentina ha cicliche crisi economiche e vuole solo vivere di settore primario? Cosa cerchiamo nelle istituzioni che i WASP bianchi, anglofoni, protestanti sanno fare e non solo cercare e non replicare nei nostri paesi? Perche i messicani non emulano i loro vicini di casa? Eppure discendenti di immigrati si sono fatti valere. Inoltre il passato di queste culture oggi fallimentari (greca, latina, slava) hanno avuto momenti storici da primato civile.

    Credo sia una ricerca molto presuntuosa anche per grandi scienziati.

  5. Una rettifica all’ ingenuita’ sul conto delle generazioni: il 10000 anni le generazioni sono piu’ del doppio se l’ eta’ feconda e’ intorno i 20 anni. L’ eta’ della morte non conta. (accidenti al metodo scientifico)

    Ciao a tutti.

  6. Roberto,
    Se ci mettiamo a discutere sull’impossibilita’di misurare l’intelligenza, allora tutto diventa discutibile. E certamente, tutto puo’diventare discutibile, volendo. Ma cerchiamo di essere pratici.
    D’accordo, non e’ che i metodi di misurazione dell’ IQ siano completamente affidabili, ma qualcosa dicono. Spesso dobbiamo intervistare, per la nostra azienda, potenziali nuovi impiegati, operai, venditori, eccetera. E ci sono dei criteri ben precisi per giudicare il potenziale di un candidato (per lo meno, di quelli bianchi). Ora, io non voglio affermare che tali criteri siano infallibili. Ma senza di essi non rimane che la simpatia personale, o la raccomandazione. O la lunghezza della gonna (per le impiegate).
    E adesso veniamo ai negri.
    Da tempo abbiamo rinunciato a misurarli secondo l’ IQ. Perche’ogni volta, anche davanti a problemi semplicissimi, hanno fallito miseramente, tutti. E allora abbiamo rinunciato. Anche in considerazione che in fondo non era giusto giudicarli in questa maniera, per loro completamente aliena. Dunque la misurazione dell’IQ non e’un criterio valido per stabilire la potenzialita’di un futuro impiegato negro. Allora gli si fa un esame pratico, lo si tiene in prova per qualche giorno, e poi si decide. Non c’e’altra maniera.
    Guardi che ho fatto una netta distinzione tra impiegati bianchi e neri. Una distinzione che potra’scandalizzare qualcuno, che forse moralmente non mi fa onore, ma tant’e’. Dobbiamo purtroppo usare criteri di giudizio differenti per impiegati di differente provenienza etnica.

    Si badi bene che qui non sto affermando l’assoluta uniformita’ (in negativo -sotto l’aspetto intellettivo) della razza negra. Ci sono regioni dell’Africa dove i neri hanno avuto l’opportunita’di mescolarsi con i bianchi, o gli Arabi, o gli Indiani, e i risultati sono ben differenti.

    D’accordo, sono un razzista, e lo ammetto. Ma non perche’credo che alcune razze siano “superiori”ad altre. Solo, credo nelle differenze. Credo che i negri siano fisicamente superiori. Credo, ad esempio, che gli Orientali siano di gran lunga piu’ portati alla matematica degli europei. Lei ha mai visto i problemi di matematica che vengono dati agli alunni della maturita’ a Singapore? Roba da far rizzare i capelli.

    Le ragioni delle diversita’? Storiche, a volte climatiche, ma soprattutto genetiche. In Russia prendono in giro i Chukchi, quelli che abitano la parte del Nord-Est della Siberia. Ed effettivamente, gli intellettuali in quella particolare popolazione sono alquanto scarsi. Che facciamo, ci mettiamo a difendere la genialita’dei Chukchi in nome del buonismo?
    D’altra parte, credo nel continuo aumento dell’ entropia, cioe’ nella tendenza all’ uniformizzazione della razza umana. Credo che un giorno non ci saranno piu’razze, o differenze. Tutti mescolati, tutti uguali, finalmente. Ma quel giorno io non ci saro’.

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