E DOPO I CINQUE STELLE?

Il profeta è colui che “dice prima” quello che avverrà dopo. Ma in questo campo la verità definitiva l’ha formulata Mark Twain: “Le profezie sono molto difficili. Particolarmente quelle riguardanti il futuro”.
Noi conosciamo malissimo il presente e male il passato. Soltanto gli storici, quando smettono di litigare sui massimi sistemi, hanno qualche idea più precisa su come siano andate realmente le cose. Ciò non toglie che ci rimane sempre la curiosità di sapere come andrà in futuro. E per questo ci accontentiamo di ragionevoli ipotesi, pur sapendo che potrebbero essere totalmente smentite.
Se ci chiediamo la ragione di ciò che stiamo vivendo in questi anni, arriviamo pressoché costantemente alle stesse conclusioni: l’Italia è ferma da una dozzina d’anni e la sua situazione economica non dà segni di miglioramento. Gli ultimi tempi hanno fatto vedere nel popolo una sempre maggiore – e infine deflagrante – disistima della classe dirigente. E questa disistima, partita dalla condanna in blocco della classe politica, infine si è estesa anche ai competenti in generale.
Proprio per questa origine emotiva e nata da una generalizzazione, nella situazione attuale il partito cui guardare con particolare attenzione non è la Lega, anche se oggi sembra il primo partito italiano, è il Movimento 5 Stelle. La Lega è uno dei vecchi partiti italiani e – salvo l’accentuazione della demagogia – ne ricalca i moduli. Il Movimento è invece l’autentica novità, la vera eco dei tempi nuovi. Lo dimostrano i suoi slogan, la sua mentalità, e soprattutto il suo programma politico, epitome dei pregiudizi popolari. Lo confermano la sua leadership e, soprattutto, il suo negativismo. Più che dire che cosa vogliono, è più facile dire che cosa i “grillini” non vogliono. Il loro negativismo corrisponde al rigetto pregiudiziale dell’esistente, incluso il futuro tecnologico (Tav e grandi lavori). Il loro è un messaggio vagamente messianico, come tutti quei ritorni, vagamente catari e rousseaiani, alla purezza primitiva. Che di solito conducono al disastro. Fa già abbastanza danni un Francesco fatto papa, figurarsi se gli si affidasse la guida dello Stato. E infatti, se si considera insostenibile nel tempo una posizione come quella dei pentastellati, ci si può chiedere che cosa seguirà.
L’argomento di massimo peso, in favore dei Cinque Stelle, è sempre lo stesso: “Possono fare peggio di ciò che hanno fatto gli altri, prima?” Ora – a parte il fatto che “Potrebbe sempre piovere”, come si rispose a qualcuno che, contemplando un disastro, si chiedeva se potesse essere peggiore – questa giustificazione del Movimento non sta in piedi concettualmente. Se, arrivati ad un bivio, imbocchiamo la strada di destra, e ci accorgiamo che è sbagliata, non ci rimane che tornare indietro e scegliere quella di sinistra. Ma questo schema implica in primo luogo che la strada da cui si proviene (prima del bivio) sia quella giusta, e in secondo luogo che l’alternativa sia fra due strade. Ma non sempre è così. Ci sono casi in cui la soluzione o è bianca o è nera, o è sopra o è sotto,o è dentro\ o è fuori, ma ci sono altri casi in cui le soluzioni sono molte. Noi pensiamo che la giusta sia la trecentoventottesima ma potrebbe anche essere una delle altre novecentonovantanove. Qui dunque non basta adottare “l’altra soluzione”. Perché non ce n’è solo una.
Oggi la posizione del Movimento sembra essere prevalentemente quella del “no” a tutto, ma nulla dimostra che il no sia migliore del sì. È una soluzione fra le altre, e potrebbe non essere la giusta. Si può discutere la cura per il morente, ma non è detto che per lui la soluzione migliore sia “nessuna cura”.
Probabilmente l’atteggiamento negativo, un indiscriminato no a tutto il passato, ci metterà in guai gravissimi. E ad essi seguirà un’altrettanto grave disillusione. Allora si vedrà che i competenti sbagliano, ma gli incompetenti sbagliano ancora di più. Che nessun pasto è gratis, come diceva Milton Friedman. Che la realtà non è un optional, a cui basterà fare gli occhiacci perché si arrenda. Insomma che bisogna avere un progetto ragionato, fosse anche quello del semplice “laissez faire, laissez passer”.
Purtroppo nessuno ha idea della formula con cui sostituire la politica del passato. E anche se qualcuno l’avesse, non c’è ragione di credere che sarebbe adottata. Dunque non si possono fare serie previsioni per il futuro. Naturalmente ciò non significa affatto – come si tende a credere – che ciò non avverrà “perché manca l’opposizione”. L’opposizione nascerà dal rigetto del M5S, magari dicendo no dove esso ha detto sì e dicendo sì dove esso ha detto no (formula stupida quanto la sua). Oppure si avrà la fuga verso una diversa utopia. Oppure perfino un ritorno al liberismo classico. Chissà. Certo, è lecito sperare che la sofferenza ci guidi verso il buon senso. Ma, se pensiamo a come è andata fino ad ora, è una speranza azzardata.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
29 gennaio 2019

E DOPO I CINQUE STELLE?ultima modifica: 2019-01-29T14:32:28+01:00da gianni.pardo
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