PERCHÉ È INUTILE DISCUTERE CON GLI IDEALISTI

Mi sono accorto – vergognandomene un po’ – che da sempre ho tendenza a non leggere, non ascoltare e non prendere in considerazione il punto di vista degli idealisti. Per esempio i sinceri cattolici e gli uomini di sinistra, qui per brevità chiamati “comunisti”. Intellettualmente ho nei loro confronti un atteggiamento che potrebbe sembrare pregiudiziale, assurdo e sprezzante. Mentre in realtà non soltanto sono gentile, ma addirittura ho ottimi amici, fra loro. Dunque chi legge sappia che non intendo né convincere né offendere nessuno. Voglio soltanto spiegare un punto di vista
Tutto è nato, molti anni fa, dalle discussioni con gli amici di estrema sinistra. La miseria dei Paesi del Socialismo Reale era troppo evidente, perché i comunisti intelligenti la negassero, ma essi non cambiavano ideologia perché – sostenevano – è vero che la società comunista produce miseria, ma ciò avviene non perché la teoria (marxista) sia errata, ma perché gli uomini non sono stati sufficientemente educati ad applicarla. In altre parole non lavorano per il bene comune come lavorerebbero per sé stessi. Dunque – insistevano – anche se è vero che tutto ciò che tende al bene collettivo ha cattivi risultati, mentre tutto ciò che tende al soddisfacimento dei bisogni individuali ha risultati eccellenti, bisogna dedurne soltanto la necessità di meglio educare gli uomini. Bisogna indurli ad agire per il bene comune come agirebbero per sé stessi.
E qui le nostre strade si separavano definitivamente. Io consideravo la natura umana immodificabile, se non in minima parte, mentre loro pensavano di poterla cambiare in modo sostanziale. E ciò, malgrado ultradecennali esperienze in senso contrario.
Per giunta, col tempo mi sono accorto che quell’apparente dissidio su un punto secondario della realtà umana finisce col rivelarsi discriminante su molta parte della realtà sociale. Per esempio, per quanto riguarda la corruzione. Gli idealisti pensano che gli uomini si lasciano corrompere perché non sufficientemente educati all’onestà (se necessario con la paura del carcere). Io invece penso che la tentazione del mal custodito denaro dello Stato è pressoché irresistibile, e dunque l’unica risposta seria è, da un lato, la massima limitazione della circolazione del denaro pubblico (non si ruba ciò che non c’è) e poi il massimo controllo per impedire il reato, non per punirlo. Cioè io sarei per la risposta pragmatica, tenendo conto della natura umana, mentre gli idealisti di sinistra sono per l’educazione, anche a forza di condanne severe e detenzione. Senza accorgersi che, pur passando i decenni, e pur aggravando le pene, la corruzione non è mai diminuita. Se si esagera, per giunta, invece di vincere si paralizza lo Stato. Ma loro continuano a pensare che, aumentando gli anni di carcere…
Non vale soltanto per la corruzione. Loro pensano che tutto ciò che è statale è “disinteressato”, io penso che tutto ciò che è statale è “costoso”. Loro pensano che chi lavora per lo Stato deve essere educato ad essere onesto ed efficiente, io penso che chi non lavora per sé batte inevitabilmente fiacca (e peggio). E non c’è educazione che tenga. Come si vede, i comunisti sono caratterizzati da un idealismo che cerca (inutilmente) di correggere la realtà com’è, io penso (mestamente) che la realtà non si lascia correggere: gli uomini sono come sono. Considerandoli un fatto naturale, anche a loro si applica il detto secondo il quale “naturae non imperatur nisi parendo”, alla natura non si comanda se non obbedendole. Cioè assecondandola.
Alla lunga, mi sono accorto che a questa divaricazione si arriva pressoché in tutti i campi. Ed essa rimane insuperabile. Infatti deriva da un assioma indimostrabile, nell’uno come nell’altro senso. Dunque la discussione non ha luogo di essere.
Con la grande massa, gli idealisti l’avranno sempre vinta. Nel mondo delle parole e delle speranze essi presentano principi seducenti, che gli uomini applaudono ma non applicano,(come ha scritto La Rochefoucauld: “l’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla virtù”). E poi offrono speranze altrettanto seducenti: infiniti regali dello Stato. Ma queste speranze non si realizzano, per colpa dei “cattivi”. Se invece gli uomini fossero buoni e morali… e si ricomincia da capo.
Ovviamente tutto ciò è valido anche per i credenti. Per loro c’è un Dio che soprassiede alla realtà, una Divina Provvidenza che protegge gli uomini, e perfino una possibilità di deviare il corso degli eventi con la preghiera. Tutte cose che il mio pragmatismo mi impedisce assolutamente di vedere. Del resto sono anche incapace di attribuire a Dio tutto ciò che va bene (“Si sono salvati, grazie a Dio”) e di non attribuirgli tutto ciò che va male (“I poveretti non ce l’hanno fatta”, quasi che fossero morti per colpa loro). Anche in questo caso, a che scopo discutere? Loro sono fermamente intenzionati a vedere il mondo come vorrebbero che fosse, forse perfino come credono che sia, io mi ostino a vederlo com’è, e soltanto com’è.
Il meglio che posso fare, in materia di idealisti di ogni pelame, religioso o politico, è tenerli lontano da me, e tenere me lontano da loro. Per il bene di tutti.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
1° febbraio 2019

PERCHÉ È INUTILE DISCUTERE CON GLI IDEALISTIultima modifica: 2019-02-01T09:14:06+01:00da gianni.pardo
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2 pensieri su “PERCHÉ È INUTILE DISCUTERE CON GLI IDEALISTI

  1. Non mi pare che gli idealisti tendano a sopravvalutare la possibile bonta’ della natura umana, non riesco a ricordare un esempio in cui l’idealismo, anche nelle rare volte in cui non ha preso le mosse direttamente dall’odio, non sia sfociato in un sabba di sangue e giustizialismo.

    Quindi magari non serve che ci aggiungiamo sopra il nostro contributo teorico sulla “realta’” della “vera natura umana”.

    E’ che gli uomini sono enormemente piu’ sensibili ai torti che alle gentilezze: ma questo forse proprio perche’ la gentilezza e’ la norma, il torto l’eccezione.

    Viviamo in tempi cupi e perfezionistici, c’e’ la gara a chi riesce a scovare piu’ difetti in cio’ che lo circonda, dal cibo, ai vini, all’ambiente, all’interazione sociale ed economica (mentre l’introspezione piu’ che rara e’ inesistente). Viviamo in un periodo di isteria generale che si autoalimenta, e che per sua natura e’ difficile che si smorzi spontaneamente.

  2. Molto interessante, non a caso il Marxismo è stato considerato da non pochi studiosi del pensiero politico una sorta di “trasferimento” dell’escatologia messianica ebraico-cristiana dal Cielo alla Terra e lo stesso hegelismo (da cui ad es. la teoria dello Stato etico, forte e burocratico-centralista così cara agli idealisti “di destra” tipo Gentile e a gran parte degli attuali nazional-populisti) dal quale per molti versi ha preso le mosse lo stesso Marx è stato da numerosi studiosi considerato una sorta di laicizzazione della teologia cristiana… Saluti

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