SONO STANCO DI DIR MALE DEL M5S

Sono stanco di dir male dei Cinque Stelle e per questo proverò a dirne bene. Del resto, quel partito ha molti meriti e molte qualità, ed è onesto riconoscerli.
Per cominciare, il Movimento è egalitario. Ciò significa che non soltanto tratta tutti nello stesso modo, ma non attribuisce capacità diverse ai cittadini in base alle loro qualificazioni professionali. Del resto si sa che la scuola tende più a formare che ad informare e infatti attualmente gli studenti lasciano la scuola secondaria “formati” ma senza sapere niente, perché sapere qualcosa non è di alcuna utilità.
Proprio per questo i competenti dovrebbero smetterla di darsi delle arie. Pretendono di saperne di più soltanto perché hanno titoli di studio, mentre i rappresentanti del Movimento, anche a livello ministeriale, non hanno studiato e non per questo sono inadatti alla carica. Infatti sono stati alla scuola della vita. Sono capaci di andare allo stadio, di prendere un ascensore, di comprare un paio di ciabatte al supermercato e perfino di lanciare idee nuove in politica. Per esempio potrebbero proporre: “Aboliamo le ringhiere dei balconi che limitano la nostra libertà. Del resto non somigliano alle grate delle carceri?” Oppure: “Dal momento che non ci devono essere differenze fra uomini e donne, anche gli uomini dovranno tutti portare il reggiseno”. Questo fra l’altro contribuirebbe al fatturato di quelle benemerite industrie.
Il Movimento certo non manca di idee. Per esempio, quando i dirigenti hanno scoperto che potevano mandare le loro donne di servizio a far la spesa nei giorni feriali, hanno proposto di chiudere i supermercati la domenica. Fra l’aItro così obbligano gli impiegati a riposarsi e nel contempo provano a liberarli da quella deleteria brama di denaro che li spingeva a lavorare anche nel giorno del Signore.
E per arrivare a questi grandi progetti non hanno dovuto scomodare i competenti, confermando così che lo studio è una cosa inutile. Né possiamo dimenticare che, secondo Lenin, sarebbe bastata la sua cuoca, per sapere come si governa. Anche se è vero che non ci sono più le cuoche di una volta. E infatti l’Italia si è dovuta contentare di Danilo Toninelli, un uomo dagli occhi pensosi e forse sognanti, per non dire che ha dei magnifici occhiali.
L’egualitarismo del Movimento comunque è un vero dono del cielo. È qualcosa di coraggioso, di radicale, di giacobino. Spira in esso il vento di quegli ideali che incendiarono la Bastiglia. Esso offre finalmente la dovuta parità a coloro che amici e colleghi considerano degli asini. Oggi lo status asinino non impedisce più di divenire assessore, sindaco o ministro. Da noi la cuoca di Lenin è Presidente del Consiglio dei Ministri.
La dottrina del Movimento presenta i suoi vantaggi anche in economia. Dal momento che uno vale uno, che si abbia un milione o un miliardo di euro, sempre uno è, e questo è molto utile in sede di reperimento dei fondi per i grandi programmi del Movimento. . È così che è riuscito a regalarci il reddito di cittadinanza, per la tenacia dell’ottimo Luigi Di Maio: uno che non salta mai un taglio di capelli, che sfoggia completi di classe e facesse bella figura dovunque. Anche se temo che il condizionale “facesse” stavolta sia sbagliato.
Anche nel campo dei lavori pubblici il Movimento è innovatore. Per cominciare, è risolutamente contro le opere inutili, per esempio ponti, strade, edifici. Ma – dirà qualcuno – ci saranno pure ponti, strade ed edifici che non sono inutili. Ed è vero. Infatti il Movimento ha stabilito un preciso criterio distintivo: sono utili le opere che piacciono a Toninelli. Il metodo è scientifico, chiaro, incontestabile e di facile applicazione.
Il Movimento è poi contro la crescita. Questa è una mania contemporanea contro la quale è giusto reagire con tutte le proprie forze. A parte il fatto che la crescita dei capelli neri, per una donna che si tinge i capelli da bionda, è una bella seccatura, chi dice che la gente tenda ad avere sempre di più? La stessa gente, direte voi. Ma che c’entra, che importa ciò che pensa la vostra gente? Nella piattaforma Rousseau si sono dichiarati contro la crescita 84 su 140 intervenuti nella discussione, ben il sessanta per cento.
Il Movimento contribuisce in modo possente alla cultura sostanziale del Paese. I suoi rappresentanti – i quali, in omaggio al principio che uno vale uno, valgono ognuno quanto il vostro pompista o il vostro barista – aderiscono tuttavia ad una filosofia. Infatti la sede centrale del loro partito si chiama “Rousseau”. Uno che di decrescita felice se ne intendeva. Anche se il buon selvaggio non poteva più decrescere perché era già nudo ed affamato. Comunque nessuno, nel Movimento, ha letto una riga di Rousseau. Tanto che parecchi “grillini” credono che in realtà si tratti di un italiano, un signor Russo, che in Francia ha cambiato accento e grafia del suo cognome.
La politica economica del Movimento poi è una sorta di capolavoro. Prima del suo arrivo al potere l’Italia declinava. Aveva un debito pubblico altissimo, una disoccupazione preoccupante, un fisco pesante e mille altri malanni. Appena al governo ii “grillini” si sono attivati per cambiare tutto ciò. Convinti che i mali del passato siano stati la conseguenza della malvagità e della vigliaccheria dei precedenti politici, hanno avuto il coraggio di realizzare , quattro mesi dopo il loro insediamento, un miracolo che non era riuscito nemmeno a Gesù Cristo: hanno abolito la povertà. Stalin, non altrettanto bravo, si era limitato ad abolire per legge (nel senso di punire penalmente) la disoccupazione, ma la povertà se l’era tenuta. Abolendo la povertà il Movimento invece ha risolto anche il problema della disoccupazione, perché chi non è povero non ha bisogno di lavorare.
Comunque sia, questo atto di governo diverrà un’icona delle conquiste dell’umanità ed è giusto celebrarlo ricordandone il geniale artefice. Era il settembre del 2018 e dopo ore ed ore di lavoro – era già notte – Luigi Di Maio apparve sul balcone di Palazzo Chigi e annunciò alla folla in attesa, simile agli ebrei che aspettavano Mosè ai piedi del Sinai: “Abbiamo abolito la povertà”. Mirabile sintesi. In bocca ad un altro, il proclama sarebbe potuto suonare incredibile ma Di Maio, come avrebbe dettp il Marcantonio di Shakespeare, è uomo d’onore. E così molti, dimenticando i vantaggi della decrescita, furono felici.
Non io, purtroppo. Rimasto un po’ indietro, mi ero lasciato convincere dal progetto della decrescita felice e avevo progettato di spogliarmi di tutti i miei averi, come San Francesco. E ora? Dopo tutta questa fatica non avrei nemmeno avuto diritto al titolo di povero? E pensare che, se avessi insistito, forse avrei corso il rischio di essere abolito.
Ma ormai è cambiato tutto. Il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte ha detto che il 2019 sarà un anno “bellissimo”, e forse non saranno aboliti soltanto i poveri, ma anche quelli così così, e saremo tutti ricchi e biondi.
Per la verità, gli indicatori economici, nazionali e internazionali, annunciano tempesta. Ma non sono da prendere sul serio. Le loro tesi sono tendenziose, interessate e denigratorie del Movimento. Recessione, crisi, miseria? “Questo lo dice lei”, risponderebbe Laura Castelli, Sottosegretaria d’assalto al Ministero dell’Economia. Et de hoc satis.
In campo sanitario il Movimento è contro i vaccini nei giorni dispari, a favore nei giorni pari, e la domenica è a favore dei vaccini, ma annacquati. Nessuna precisa imposizione. L’obbligo è flessibile e si può ianche nvertire l’ordine dei giorni dispari e dei giorni pari.
Questa è una meritoria risposta all’oppressione scientifica. A lasciarli fare, i competenti non ci concederebbero alternativa. Invece in questo modo possiamo scegliere, possiamo avere o non avere una malattia, possiamo contagiarla o non contagiarla al prossimo, possiamo far sopravvivere o morire i nostri figli e i loro compagni di classe. Ecco la vittoria sull’arroganza degli scienziati. Meglio prendere esempio da quello studente di Oxford che, nel Settecento, si vide chiedere se fosse il Sole a girare intorno alla Terra o l’inverso e rispose saggiamente: “A volte l’una, cosa, a volte l’altra”. L’Inghilterra è la vera patria della democrazia.
Il Movimento, oltre che maestro di economia, è un grande maestro di morale. Per questo ha sempre avuto l’idea che allearsi con qualcuno, prima delle elezioni,(per vincerle), o dopo le elezioni (per formare una coalizione di governo) fosse assolutamente contrario all’etica. Ciò avrebbe costituito una contaminazione, nel senso più settico del termine. Un modo di entrare nello sporco gioco dei partiti. Non per niente l’organismo si chiama movimento e non partito. Così, a lungo ha detto di tendere al 51% dei voti, una volta o l’altra. Ma visto che quei voti non sono arrivati né l’una, volta, né l’altra, vinte le elezioni del 2018 il Movimento, riconfermando così i suoi principi, si è alleato con la Lega: infatti la Lega è una Lega, mica un partito. E proprio per questa ragione in futuro, se necessario, il Movimento potrà allearsi anche con Forza Italia e Fratelli d’Italia, dal momento che nessuna di queste forze si chiama partito. Per il Pd si aspetta soltanto che cambi il significato della sigla, da Partito Democratico a Proposta Democratica.
So che questo testo è già troppo lungo e dovrei mettere punto. Ma mi accorgo che non ho ancora lodato l’attuale Ministro di Grazie e Giustizia Alfonso Bonafede. Anche se forse l’omissione nasce dalla mia coscienza di essere inadeguato a cantarne i meriti giuridici ed estetici. Altri momenti storici hanno conosciuto autentiche glorie giuridiche, come il Corpus Iuris Iustinianeum, o il Codice Napoleone, ma nell’epoca moderna nulla è comparabile alle sue riforme, in particolare nel diritto penale. Molti ci prepariamo a studiarle ed apprezzarle nei lunghi anni di detenzione che egli ci procurerà con reati di cui ancora non abbiamo idea, che tuttavia ci consentiranno, come avvenne a Severino Boezio, di trasformare in riflessione e creazione quel tempo che per altri sarebbe soltanto di crudele espiazione.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com

SONO STANCO DI DIR MALE DEL M5Sultima modifica: 2019-03-06T12:56:24+01:00da gianni.pardo
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2 pensieri su “SONO STANCO DI DIR MALE DEL M5S

  1. Senza entrare nel merito del discorso ed allontamandomi dal proposito prevalente (non posso difendere il M5S perche’ non ho una idea in comune con esso), voglio pero’ dire che per me tra le qualita’ che deve avere una classe dirigente o leader non vi necessariamente la corposita’ dei titoli di studio, anche se aiuta.

    I leader devono avere carattere e una filosofia di base da cui scaturiscono i principi. Es. un leader socialista scartera’ i le idee di consiglieri liberali e viceversa. Un metodo per far funzionare le cose sembra che la storia non lo abbia ancora trovato. Leader folli ti portano alla rovina, ma come scongiurare cio’? Solo essendo leader anti-leader! Del resto gli istruiti senza le peculiarita’ dei leader possono solo perpetuare il sistema corrente es. non far cadere l’ impero romano, non accettare che e’ esausto e le istituzioni dovranno essere sostituite con altre. Solo una pesonalita’ leader puo’ avere una idea di futuro che astragga dallo status quo. Che io sappia Carlo Magno era analfabeta e non sapeva neppure il giorno del suo compleanno.

  2. Lei ha largamente ragione, soprattutto su un punto: l’istruzione non garantisce la qualità del politico. Ma non la garantisce nemmeno l’ignoranza. Anzi. Soprattutto se si accoppia con la presunzione. Una delle cause delle sconfitte militari della Wehrmacht fu la presunzione di Hitler, costantemente convinto di saperla più lunga dei suoi generali.
    Il bravo politico è un genio, un dono del Cielo, niente che si possa fabbricare in laboratorio, o in un’università. E infatti non è raro che ottimi professori e ottimi politologici si rivelino poi, all’atto pratico, politici molto mediocri. Ma rimane che se un grande campione del volante è un uomo particolarmente dotato per quello sport, non vincerà mai se gli danno un’automobile inadeguata. Se non la cultura, almeno lo studio è l’automobile adeguata. Napoleone non aveva una formazione giuridica, ma aveva una formazione “in generale” abbastanza buona per capire l’importanza di un nuovo codice, e per scegliere i collaboratori giusti. Fino a creare un monumento giuridico di valore universale.

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