NO, DEL TAV NON SI È PARLATO ABBASTANZA

Si è parlato fin troppo del fatto che il Tav si dovesse fare o non fare, ma non si è parlato abbastanza del fatto che quella discussione era sul nulla. E per questo non poteva avere né vincitori né vinti. L’enorme diatriba è stata soltanto una enorme operazione di disinformazione. E proprio di questo non s’è parlato abbastanza.
Poiché tutto questo sembra un gioco di parole, mi spiegherò meglio. Immaginiamo che ci sia un uomo molto malato e che i medici al suo capezzale si accapiglino, a lungo, sulla terapia da adottare. Poi qualcuno fa notare che, sin da prima che si mettessero a discutere, il malato era morto, e dunque la discussione è inutile. E ciò malgrado, si continua a discutere della terapia per guarirlo. Ebbene, ecco il punto, per come l’ho capito io: si è parlato a lungo di fare o non fare il Tav, mentre non si è parlato abbastanza del fatto che la discussione è inutile, in quanto la cosa è già decisa.
Che cosa si è fatto credere, agli italiani? 1) Che l’undici marzo si dovesse decidere se realizzare o non realizzare il Tav, in Italia; 2) Che dalla decisione, sulla quale Movimento 5 Stelle e Lega erano su posizioni opposte, dipendeva la sopravvivenza del governo; 3) Che ambedue i partiti erano così fermi nella loro posizione, da essere risoluti a non fare marcia indietro, quali che potessero essere le conseguenze; 4) Che la situazione è stata risolta dal nostro Primo Ministro Giuseppe Conte, il quale – con una lettera inviata alla Telt – ha messo in chiaro che per il momento non si decideva niente, e che l’Italia si riservava di ritirarsi dal progetto, senza spese e risarcimenti da pagare. 5) Che la Telt si è piegata all’ingiunzione dell’Italia, tanto che tutto è stato rinviato e il governo è salvo, mentre il M5s canta vittoria. 6) E comunque, anche ad ammettere che il Tav non sia stato definitivamente affossato, su quell’opera deve pronunciarsi il Parlamento o lo stesso popolo, con un referendum.
Ebbene, non ci si crederà, ma tutte queste affermazioni sono false. Riprendiamole ad una ad una. Primo punto. L’undici marzo non si trattava di pubblicare i bandi per la realizzazione del Tav in Italia, ma la pubblicazione dei bandi per la dimostrazione di interesse a partecipare alla gara (”Avis de marchés”) per la realizzazione del tunnel in zona francese. Gara i cui appalti saranno pubblicati in seguito. Questa è una decisione sulla quale, ovviamente, l’Italia non aveva e non ha alcuna autorità. E infatti l’organo direttivo della Telt (la società italo-francese, con sede a Parigi, che dovrebbe realizzare l’opera) ha votato all’unanimità per la pubblicazione degli “Avis de marchés” e tutto è andato come previsto. Semplice routine.
Secondo punto. Dalla decisione non dipendeva affatto la sopravvivenza del nostro governo, perché la decisione stessa non era presa in Italia e non riguardava l’Italia. Riguardava l’adempimento, da parte della Francia, degli impegni assunti . Dunque in Italia – e questo vale per il terzo punto – non ci potevano essere né vinti né vincitori. I vincitori e i vinti ci saranno quando starà all’Italia decidere qualcosa sul Tav, ammesso che ne abbia la facoltà, non prima.
Quarto punto. La Telt non si è piegata a nessuna ingiunzione, per l’eccellente ragione che ha semplicemente attuato quanto previsto da sempre, senza nessuna modificazione. A che cosa avrebbe dovuto o potuto opporsi? Né ha molto senso parlare del fatto che l’opera possa e debba essere ridiscussa. Infatti può essere ridiscussa e conseguentemente perfino annullata, senza spese, ma con l’unanime accordo di Italia, Francia e Commissione Europea. E noi sappiamo benissimo che al contrario l’Europa e la Francia sono risolutamente favorevoli alla realizzazione. l’Italia con chi discuterà, la cosa, con sé stessa?
Punto quinto. Semplicemente falso.
Punto sesto, ecco una versione da ignoranti. I referendum sono vietati dalla Costituzione quando riguardano trattati internazionali. E qui si tratta appunto di un trattato internazionale, ratificato a suo tempo dal Parlamento italiano. Per revocarlo con un referendum bisognerebbe nientemeno cambiare la Costituzione, in modo da renderlo possibile, e questo con una procedura lunga e macchinosa. Neanche a parlarne. Oltre tutto il Parlamento a maggioranza è per il Tav (Pd e Forza Italia sono a favore), e comunque non ci sarebbe tempo prima dei bandi italiani, che dovranno per forza essere pubblicati fra sei mesi. A meno di pagare somme astronomiche, e parliamo di miliardi. Per non parlare della nostra rispettabilità internazionale.
Rimane un’ultima domanda. Come mai ci hanno propinato tante panzane? La risposta è semplice. Il Movimento 5 Stelle, dopo tante sconfitte e tante marce indietro, aveva bisogno di dimostrare ai suoi elettori che manteneva i suoi impegni elettorali. E allora ha combattuto una battaglia immaginaria, raccontandoci anche di averla vinta. Con ciò ha dimostrato il più melmoso cinismo e la più totale fiducia nella nostra ignoranza. Questo partito, che ha tanto gridato “Onestà, onestà”, ci ha mentito a tutto spiano. Quella battaglia non poteva vincerla né questo governo, né nessun altro governo, perché l’Italia si è già pronunciata a suo tempo, firmando trattati internazionali e ratificandoli in Parlamento.
Il Movimento pensa dunque che i nodi non verranno mai al pettine?
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com

Chi non crede ai dati sui quali si fonda il mio articolo legga il “Corriere della Sera”: https://www.corriere.it/politica/19_marzo_09/tav-lettera-l-ora-presa-giro-0b7909fa-42a4-11e9-95b9-e83ec3332214.shtml

NO, DEL TAV NON SI È PARLATO ABBASTANZAultima modifica: 2019-03-14T07:06:19+01:00da gianni.pardo
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