IL PUNTO DI VISTA ETOLOGICO SULL’UOMO

Immaginiamo di fare un viaggio su un pianeta extrasolare in cui c’è una popolazione intelligente quanto noi, anche se differente da noi in quasi tutto. E lì qualcuno ci chiede: ma come sono questi uomini, questi esseri come lei? Sono buoni o cattivi, avidi o generosi, morali o immorali? Quali sono le loro pulsioni fondamentali? Le domande sarebbero molte, ma le perplessità, al momento di rispondere, sarebbero anche più numerose. Perché a ciascuna delle domande, qui sulla Terra, gli altri probabilmente darebbero risposte differenti dalle nostre. Il campo è del tutto opinabile.
Se quel viaggiatore fossi io, so che risponderei con mentalità da etologo. L’etologo è colui che crede d’avere, come primo compito, non quello della valutazione, ma quello dell’osservazione. Non chiama gelosia il fatto che il leone escluda gli altri maschi dall’accoppiamento. E non chiama slealtà il fatto che parecchie leonesse collaborino per abbattere una sola preda, magari un cucciolo. L’etologia prescinde dalla morale. Ma è sicuro che, se ci fosse un altro essere umano accanto a me, direbbe a quegli extraterrestri: “Non gli date ascolto. L’uomo è qualcosa di diverso, rispetto a tutti gli animali. E per cominciare non è un animale”. Avrebbe ragione?
Secondo molti sì, ma io mi permetto di ribadire il mio punto di vista. Il fatto che l’uomo sia più intelligente degli altri animali, che possegga un linguaggio elaboratissimo, che sia ‘faber’ come nessun altro, sono cose verissime. Ma non vanno oltre il dato offerto da queste frasi. Essere il più intelligente non significa essere diverso, significa essere migliore. Il cane è più intelligente della talpa, ma qualcuno direbbe mai che è “qualcosa di diverso” dalla talpa? Esattamente come animale è il cane e animale è l’uomo. A me sembra chiaro che la convinzione che l’uomo sia qualcosa di diverso, rispetto agli animali, rifletta più che altro la stima di sé. Un adeguamento al vocabolario che contrappone uomo e animali, ma non fornisce certo una dimostrazione di questa opposizione.
Fra l’altro, la nostra superiorità sugli animali è incontestabile in campo mentale, ma lo è forse in tutti i campi? La maggior parte dei grandi mammiferi corre più veloce di noi; molti di loro hanno un fiuto decine di volte più fine del nostro (per non parlare degli orsi, campioni in questo campo); i gatti hanno una migliore visione notturna; l’aquila distingue un topo in un prato da cento o duecento metri d’altezza. Per non parlare di quel cretino dello squalo che tuttavia possiede sensi incomparabili. Noi battiamo gli animali nell’intelligenza, loro ci battono in molti altri campi. Ma ciò significa soltanto che ciascuno ha la sua specializzazione.
E c’è un secondo motivo, per fermarsi all’etologia. Una considerazione morale, letteraria, idealistica dell’umanità si scontra con la realtà. Quando di un criminale si dice che è stato “inumano” si dice una sciocchezza. Se quel comportamento fosse stato inumano, il criminale non avrebbe potuto tenerlo. E se lo ha tenuto, inumano non è. Nessuno dice che tutti, o la maggioranza, si comportino così, ma ciò dimostra una grande variabilità di comportamenti, nulla di più. Invece il punto di vista morale vorrebbe poter dire che gli uomini normali si comportano bene, mentre coloro che si comportano male sono l’eccezione o la patologia della specie. E non è vero. Ad esempio, gli uomini, a differenza di altri animali, non rifuggono dalla violenza intraspecifica. E questo sia al livello artigianale e dilettantistico (delitto) sia al livello industriale e organizzato (guerra).
L’essere umano, come tutti gli animali, ha degli istinti. Tuttavia, a causa del suo più elevato livello mentale, diversamente da loro ha comportamenti meno stereotipati. Fino a differenze impressionanti. Il nostro istinto di riproduzione va dal vagheggiamento della donna angelicata alla violenza carnale e al sadismo. L’istinto di conservazione è occasionalmente contraddetto dal suicidio. Ma, considerando la media, i comportamenti negativi sono più marginali che prevalenti.
Se lo si adotta programmaticamente, il punto di vista etologico offre il vantaggio di non stupirsi più di nulla. Di non indignarsi, di non essere delusi, di non sognare più di cambiare l’umanità. Un simile progetto è destinato al fallimento. La Chiesa si è battuta per millenni contro l’istinto sessuale come fonte di piacere, ed ha sempre perso. Addirittura, con Papa Francesco, ha tendenza a gettare la spugna.
Contro l’istinto sessuale, contro l’istinto di dominazione, contro l’egoismo, la pigrizia e tutto ciò che costituisce la natura dell’“uomo prevalente”, nel lungo termine si perde sempre. Non c’è riuscito il socialismo reale, non c’è riuscito nemmeno l’omicidio di massa, come in Cambogia, con i Khmer Rossi. Si può turbare l’equilibrio, ma poi il pendolo torna al centro. All’uomo come lo vede l’etologo.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
21 marzo 2019

IL PUNTO DI VISTA ETOLOGICO SULL’UOMOultima modifica: 2019-03-21T18:52:08+01:00da gianni.pardo
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4 pensieri su “IL PUNTO DI VISTA ETOLOGICO SULL’UOMO

  1. Prof. stò terra-terra,l’essere umano sarà evoluto ma sempre un animale di questo mondo è.D’altronde,se non erro,solo il 3% del dna ci divide da uno scimpanzè.Saluti Prof.

  2. A volte i vocaboli che si usano vanno contestualizzati per non produrre fraintendimenti, anche se a volte qualcuno lo fa apposta con intenti manipolatori. Quindi si adotta un gergo tecnico della materia trattata.

    Quindi l’ uomo, per chi crede nell’ evoluzionismo, e’ una istanza di animale, classificabile per anatomia comparata, genetica, con collezione di reperti fossili. Tuttavia si puo’ dire in tutti i contesti che la frase “L’ Uomo non e’ in animale” sia sbagliata? Mica tutti vogliono parlare di zoologia. Il corredo di regole sociali che l’ uomo si da’ all’ interno della sua specie attribuisce ai suoi conspecifici un rango e a tutti gli organismi viventi restanti il rango di utilita’. Che ci sia una origine di convenienza all’ origine della stipula di tali regole di convivenza e’ innegabile, ma neanche necessario capire l’ origine, semplicemente si risponde a tale natura intrinseca: non devo essere giunto alla consapevolezza che la nostra e’ una specie sociale per costituire istituzioni con i miei simili.

    Se dico l’ uomo non e’ un animale e’ perche il destinatario del discorso e’ solo un altro essere umano con cui ho redatto un linguaggio e dato i nomi agli animali. Gli animali non sono consapevoli del nome, a volte si riconoscono dall’ odore del c.lo. quindi secondo me, parlando di regole sociali e non di evoluzionismo, mi sento anche io di affermare che l’ uomo non e’ un animale.

    A questo punto si aprono altre possibilita’: Affermare che un nostro simile, ha tradito il patto sociale di convivenza e mutua cura e premura con comportamenti “inumani” o” bestiali” assume un significato. Se la cupidigia (nel lupo, famoso per la fame, e’ parte della sua natura) un essere umano uccide un altro per vuotargli le tasche, dimostra di non avere sano in lui quella “normale” empatia intraspecifica che dovrebbe farci preferire la tutela della vita dei nostri simili.

    All’ orco mangiabimbi piacciono molto i bambini, ma solo gastronomicamente, quindi e’ “disumano” o “inumano” o “una bestia”.

    Ogni disciplina applicata ha i vantaggi della disciplina e i suoi limiti. L’ etologia e’ molto interessante, ma come tutto puo’ essere usata per confondere oltre che per chiarire.

  3. Buongiorno,

    non era neppure una contrapposizione di opinioni infatti ammetto che l’ uomo e’ analizzabile da un etologo, solo volevo aggiungere che l’ analisi non e’ esaustiva. Riuscire a catalogare un numero finito di possibili comportamenti dell’ uomo in base alle forze a cui e’ soggetto e’ vano. L’ etologia e’ un esercizio del’ uomo stesso e l’ uomo, l’ animale che analizza anche se stesso, puo’, con la consapevolezza acquisita, trovare nuove forze a cui essere soggetto.

    Es.: l’ uomo con del frumento in mano e la fame nollo stomaco: sarebbe soggetto alla forza di portare il frumento alla bocca per mangiare, ma se decide di non farlo? Si potrebbero fare dei paralleli con la Bibbia, con la raccolta del frutto proibito, cioe’ la sfida alla Natura (per Spinoza come dire Dio), ma se l’ uomo vuole trasgredire e quindi resiste alla pulsione di mangiare il grano ed invece lo pianta, distrugge altre specie, lo difende dalla predazione? Se decide di non tirare il collo ad una gallina, ma amministrarne la intera biologia, proteggendola da volpi e faine e tirare il collo ad una ogni 2 nuove nate?

    Forse e’ questa la vera cacciata dall’ Eden. La perdita della armonia con la natura (era una vita molto dura perche’ si era soggetti alle forse equilibratrici, ma la specie era al suo posto).

    Immaginiamo un dialogo tra Dio e l’ Uomo:

    Dio:
    “Uomo, hai il grano, mangialo e compiaci Dio (Natura) rispondando alla pulsione che fa parte di te che ha Sante origini Divine”

    Uomo:
    “No! Lo piantero’ e ne mangero’ una parte dei frutti perche’ ho capito il tuo segreto”

    Dio:
    “Allora visto che pensi di fare da solo fuori dal mio Paradiso”

    Questo per dire che l’ uomo, studiando se stesso, puo’ assumere un comportamento sempre nuovo.

    Ho divagato molto, scusate.

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