DI MAIO DIXIT

È concepibile che si giudichi un uomo da una sola delle sue frasi? La risposta sembrerebbe dover essere negativa e tuttavia l’intero Occidente ha giudicato Ponzio Pilato da una sola frase. Se si ha in mano la vita di una persona, e la si giudica innocente, non si può permettere che sia uccisa, dicendo: “Me ne lavo le mani”. Anche più correntemente, se un imputato di omicidio ammette di aver commesso il fatto ma si giustifica affermando: “Dio mi ha ordinato di farlo” o è uno schizofrenico o è un abietto simulatore. Certo quella frase peserà, nel suo processo, a suo favore o contro di lui. Perché da sola definirà la sua qualità.
Ora noi ci troviamo dinanzi ad un caso del genere. Leggiamo sul “Corriere” queste parole di Di Maio: “Abbiamo detto che l’Iva non aumenterà. Se Tria punta ad aumentarla, si può dimettere”.
Queste parole sono come un tema di concorso nazionale, nel senso che chi deve svolgerlo, se è preparato, potrebbe scrivere non un testo di mille parole, ma un intero libro, sopra di esse. Infatti potrebbe anche dipingere un quadro a tutto tondo della mentalità di colui che le ha pronunciate.
Cominciamo da principio. Da anni l’Italia viola le regole comunitarie e spazza la polvere sotto il tappeto promettendo di compensare tutto, con sforzi raddoppiati, l’anno seguente. Questi patti sono stati chiamati “clausole di salvaguardia”. Il giochetto si è già ripetuto un paio di volte, ma non c’è da farsi illusioni. A parte il fatto che le condizioni attuali non sono identiche alle precedenti, il creditore che ha già concesso delle dilazioni è sempre meno propenso a concederne altre. E infatti, per come stanno attualmente le cose, a fine anno o aumentiamo drammaticamente l’Iva, fino a rastrellare da una nazione. già tartassata dal fisco e in piena crisi, tanto denaro da raddrizzare la barca, oppure, se troviamo (dove?) ventitré miliardi di euro, l’Europa ci dispenserà dall’aumento pattuito. Si tratta di trattati internazionali, scritti e sottoscritti dall’Italia, di valore assolutamente cogente, checché dica qualunque Di Maio.
Il ministro dell’economia Giovanni Tria, in Parlamento, ha soltanto ricordato questi dati, precisando che – non essendo ancora stati reperiti i ventitré miliardi necessari per togliere la spoletta alla bomba – allo stato attuale l’aumento dell’Iva è previsto per l’inizio dell’anno prossimo.
Ed ora torniamo alle parole di Di Maio. “Abbiamo detto che l’Iva non aumenterà”. Un futuro lineare e semplice corrisponde o ad una previsione scientifica (“L’astronave è sulla rotta giusta e atterrerà regolarmente”) oppure ad una promessa che va però completata specificando ciò che si farà per ottenere quel risultato. Diversamente si è aperta la bocca e le si è dato fiato. O forse Di Maio pensa che l’economia mondiale penda dalle sue labbra e, intimidita, si darà da fare per impedire un fatto che darebbe fastidio al M5s?
Quanto alla seconda frase, è un capolavoro di scorrettezza. Dire che Tria punta ad aumentare l’Iva è come dire che il collega medico punta intenzionalmente a far morire il malato. Roba da querela. Mentre nella specie Tria – proprio in base a dati obiettivi – ha detto che l’attuale traiettoria della navicella spaziale, in mancanza di correzioni di rotta, al rientro sulla Terra andrà a schiantarsi al suolo. È concepibile che si adottino provvedimenti per impedire questo esito, ma finché ciò non avviene, la previsione scientifica è inesorabile, come sono inesorabili le leggi della fisica. Naturalmente questo non vuol dire che si punti alla morte degli astronauti, caro Di Maio, vuol dire soltanto che non basta auspicare la loro salvezza, se poi non si fa nulla per renderla possibile. Attribuire a Tria un’intenzione che non ha, che nessun galantuomo potrebbe avere, è commettere veramente una mala azione. È attribuire ad altri comportamenti inconcepibili, o forse concepibili soltanto per chi li ipotizza.
Infine il botto finale: “Se è così, si dimetta”. Un capolavoro. Queste parole significano forse che le clausole di salvaguardia scatteranno se c’è Tria al ministero dell’economia, e si faranno da parte, svanendo nell’aria sottile, se Tria se ne va? Ma dove vive il nostro Ministro dello Sviluppo? Crede che quelle clausole siano un affare personale di Tria e che, scomparso lui, scompariranno anch’esse? Si rende conto che se quel ministro fosse costretto alle dimissioni per avere detto una piana verità, ciò potrebbe essere interpretato come l’intenzione dell’Italia di non tenere fede ai patti sottoscritti, con possibile, rovinoso terremoto borsistico, spread alle stelle e magari il default del Paese?
Non sempre è facile concludere schivando le querele. Ma forse non è necessario strapazzarsi, quando i fatti parlano da sé. Credo di ricordare che, in nessun momento della tragedia, Shakespeare dica: “Guardate quanto è cattivo Riccardo III”. Si limita a farlo agire e parlare. E anche qui le parole di Di Maio ci dicono non soltanto chi è, e quanta competenza abbia in materia di economia, ma anche – volendo essere ottimisti sul suo livello mentale – che stima abbia dell’intelligenza degli italiani. E in che misura sia eventualmente capace di approfittare della loro disinformazione.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
18 aprile 2019

DI MAIO DIXITultima modifica: 2019-04-18T14:41:39+02:00da gianni.pardo
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3 pensieri su “DI MAIO DIXIT

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