IL POSTO DI LAVORO NON È SACRO

Se qualcuno ha visto i recenti numeri di “Fratelli di Crozza” ricorderà che si concludono con una parodia di Vittorio Feltri, presentato come un vecchio sboccato, immorale e brutale, che parla assolutamente fuori dai denti. Un selvaggio. Il sottotesto di quell’atteggiamento – che del resto il falso Feltri mette spesso in evidenza – è che, quando si è vecchi, ci si può permettere di dire qualunque cosa. Soprattutto se la si considera “fattuale”. E allora, poiché anch’io non sono più un ragazzino, approfitterò di questa libertà.
Se c’è una cosa sacra, sono i posti di lavoro. Si parla di una fusione, di un rischio di fallimento, di una delocalizzazione? La prima preoccupazione dei sindacati, delle televisioni, dei giornali, insomma di tutti, è che siano “salvaguardati i posti di lavoro”. Le imprese private sono responsabili dei loro soldi, dei loro bilanci e dei loro progetti, ma a patto che non diminuiscano i posti di lavoro. Non sembrano avere nemmeno il diritto di fallire – come se lo facessero per capriccio – perché ciò metterebbe in pericolo i sacrosanti livelli occupazionali.
Tutto ciò è assurdo. Vietare alle imprese di licenziare personale o addirittura di fallire sarebbe un po’ come vietare alla gente di morire. Con la differenza che mentre la resurrezione, malgrado qualche illustre esempio, non è divenuta pratica corrente, molta gente crede che si possano far risuscitare tutte le imprese morte affidandole allo Stato. Cioè tenendole in piedi col denaro dei contribuenti. E poi ci si meraviglia se alla fine, con una simile mentalità, non si riesce più ad uscire dalla crisi economica?
Tutto ciò merita un “coming out” alla Feltri. Ed ecco che, come i vecchi sparano un rumore mal sorvegliato, io sparo un’affermazione demenziale: i posti di lavoro non sono sacri. Un lavoro si può averlo e si può non averlo. Lo si può trovare e lo si può perdere. Si può essere assunti e si può essere licenziati. Come avviene a milioni di muratori, di baristi, di elettricisti, di parrucchieri. Tutta gente che merita a pieno titolo la qualifica di “lavoratore” ma di cui i sindacati, le televisioni, i giornali e le anime belle si disinteressano totalmente. Che il lavoro lo trovino o lo perdano, che con esso si paghino dei lussi o riescano a stento a nutrire la loro famiglia, alla società non gliene importa niente. Se il proprietario della panetteria dice al commesso: “Quella è la porta”, il poveraccio è licenziato.
La “sacertas” del posto di lavoro esiste soltanto quando i lavoratori sono centinaia o, ancor meglio, migliaia. Se poi sono anche ben vestiti e ben retribuiti (anche se l’impresa è in rosso da decenni, come l’Alitalia) neanche l’arcangelo Michele riuscirebbe a scacciarli da un immeritato Eden. Gli unici posti di lavoro veramente sacri sono dunque quelli dei “numerosi e sindacalizzati”. Costoro sono praticamente sempre salvati dal licenziamento a spese dei contribuenti. Per loro il governo si attiva e non per solidarietà umana: soltanto per interesse politico. Per evitare disordini e cattiva stampa. Per viltà.
Così gli unici padri di famiglia protetti dallo Stato sono coloro che rumoreggiano in piazza, quelli che reclamano fantomatici “diritti”, insomma un vero stipendio per un finto lavoro. E così ogni occupato deve mantenere non soltanto la sua famiglia, ma anche lo Stato, i falsi invalidi, i disoccupati veri e i disoccupati falsi. E poi ci meravigliamo dell’interminabile crisi.
Il vero rimedio a questo disastro è la piena occupazione. Quando i disoccupati sono pochi, il lavoro si trova facilmente, e addirittura si è in condizione di scegliere. Se non si riesce ad ottenere questa situazione ottimale, la seconda migliore soluzione è la totale licenziabilità, in modo da realizzare la massima mobilità. Per rendersene conto, basta fare un ragionamento. Ammettiamo che il proprietario di quella panetteria abbia un pessimo carattere e licenzi un commesso solo per uno sgarbo. Certo non potrebbe sognarsi di farlo se la sua fosse una grande impresa o l’Amministrazione dello Stato, ma dal momento che quel commesso non è protetto da nessuno, lo può mandar via. Domanda: è in pericolo un posto di lavoro?
Se la panetteria non aveva bisogno di quel commesso, il posto di lavoro economicamente non esisteva e si è soltanto razionalizzata l’impresa. Se viceversa quel commesso era necessario, il proprietario dovrà correre ad assumerne un altro. Dunque il posto di lavoro non si è perso, un commesso c’era prima e un commesso c’è dopo. Non è la stessa persona, ma “i livelli occupazionali” non sono cambiati. E c’è un’altra conseguenza. Chi dice che il nuovo assunto non sia un commesso migliore di quello che è stato licenziato? E chi dice che, essendo migliore, se un giorno fosse lui stesso a voler lasciare il posto, non sarebbe il proprietario ad offrirgli un salario migliore, pur di trattenerlo?
La licenziabilità comporta una migliore selezione dei lavoratori, mentre oggi, in particolare nell’Amministrazione dello Stato, esistono incarichi in cui tre persone fanno il lavoro che in un’impresa privata fa uno soltanto. L’avere fatto un idolo del posto di lavoro ha drammaticamente impoverito il Paese.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
29 maggio 2019

IL POSTO DI LAVORO NON È SACROultima modifica: 2019-05-30T07:07:39+02:00da gianni.pardo
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11 pensieri su “IL POSTO DI LAVORO NON È SACRO

  1. Tutto giusto, come non essere d’accordo? Anzi, io la sparerei ancora più grossa: un imprenditore ha il diritto di liquidare la sua azienda anche per semplice capriccio o perché non guadagna abbastanza. Lui l’ha creata, offrendo a tanta gente un’opportunità di lavoro e guadagno, e lui ha anche il diritto di disfarsene a suo insindacabile giudizio. Può magari cederla a prezzo di favore ai suoi dipendenti che se la gestiranno loro (e sappiamo come vanno a finire le “autogestioni”, indimenticabile il caso della Lip). E dove va a finire la “responsabilità sociale” del datore di lavoro? Se qualcuno fonda un’impresa non può assumersi la responsabilità di mantenere i dipendenti fino al pensionamento.
    I motivi per liquidare un’azienda sono vari, oltre al fallimento. Secondo me è sufficiente che l’imprenditore non ne abbia più voglia, inutile piagnucolare come fanno i sindacati. I dipendenti dovranno cercarsi una nuova occupazione, cosa non facile, d’accordo, anzi in certi tempi quasi impossibile. Ma mi faceva osservare Lumen che di lavoro ce n’è, più che a sufficienza, ma non sindacalizzato e tutelato. Tutti protetti, tutti statali non è possibile. Viva la libertà, anche di licenziare (ma non per motivi futili, mi vanno bene certe garanzie per i dipendenti).
    Però devo aggiungere ancora qualcosa (nel prossimo commento).

  2. Prof. Lei dice sempre cose condivisibili, ma dimentica che questo è un Paese strutturato ” pè figlie e zoccola” frase pronunciata alla biglietteria Tirrenia di Palermo,settembre scorso,benchè la caduta di stile sorrisero tutti compiaciuti annuendo, significando non fossi andato lontano dalla realtà. L’Italia questa è, nostro malgrado.Saluti Prof.

  3. Scrive C.C. – credo il suo nicknane sia Eduardo, quanto segue:
    Siamo dunque condannati a personaggi che promettono di “spezzare le reni alla Grecia”?

    Il rendimento del Italia 5 anni ha superato quello dell’equivalente greco dopo che questa mattina è stato battuto a 1,74% contro l’1,68%. Vicino al sorpasso anche il decennale.

    https://it.investing.com/news/economy-news/il-sorpasso-storico-dei-btp-italiani-con-quelli-greci-608635

    Chi l’avrebbe detto che sarebbe stata la Grecia a spezzare le reni all’Italia ? Salvini sta cercando l’”incidente” per uscire dall’euro. Quanto dichiarato a Bersaglio Mobile da Mentana lo conferma per questo i tassi a breve sono ulteriormente aumentati: «io non vado a chiedere i soldi al vicino, voglio usare per gli italiani i soldi in maniera diversa».”Chiedo semplicemente di usare in maniera diversa la ricchezza italiana, che c’è. La ricchezza italiana è ferma. È ferma nei conti conti correnti e nel risparmio privato.”

    https://www.nextquotidiano.it/cosa-vuole-fare-salvini-ricchezza-privata-conti-correnti-italiani/

    Ci pensera lui come usare I nostri risparmi, i risparmi privati, in maniera diversa. Magari prelevandone una buona percenteuale in cambio di BOT in Lire padane. Siamo nelle mani di un nuovo Madoff.

  4. “La licenziabilità comporta una migliore selezione dei lavoratori, mentre oggi, in particolare nell’Amministrazione dello Stato, esistono incarichi in cui tre persone fanno il lavoro che in un’impresa privata fa uno soltanto”.

    Rimane sempre la domanda che io propongo a Lei ogni volta (come ad ogni liberale e capitalista) e né Lei né nessun aderente a tale dottrina sa rispondere.
    Nell’Amministrazione dello Stato ridotta ad azienda privata, degli altri due cosiddetti inutili cosa si fa? Li si ammazza?
    Uno stato non è un’azienda professor Pardo.
    Risponde a criteri completamente diversi.
    L’azienda deve creare utili e va benissimo.
    Lo stato, viceversa, essendo la fazione militare più forte sul territorio, esiste se in grado di non avere un numero di scontenti troppo alto che può radunarsi, prendere le armi e decidere che quelli di troppo sono quelli che l’azienda privata ha preferito e che lo stato ha tutelato.
    Fin quando Lei non comprenderà questo basico principio, non comprenderà mai perché un temperato socialismo (e glielo dico da liberale, non da marxista stalinista) è *PURTROPPO* inevitabile.
    Sono un imprenditore, uno che i fannulloni ogni giorno li deve evitare come i birilli. Crede che a me non farebbe piacere un mondo dove esistono solo quelli che producono?
    Però c’è un problema. Se i fannulloni fanno rete e vengono a prendermi in azienda, vincono loro perché sono più numerosi.
    L’esigenza di un tessuto socialdemocratico nasce **tutta da questo banalissimo assunto**.

  5. Nessuno dice che lei dica sciocchezze. Ma nessuna persona ragionevole può dire che questa situazione sia quella giusta.
    Caso mai rinvia la moralità dell’Amministrazione pubblica alla moralità generale dello Stato, da cui quell’Amministrazione dipende. E questo io l’ho scritto molte volte.

  6. Certamente. Infatti, tra le soluzioni adottate dall’Amministrazione pubblica c’è quella di creare lavoro artificiale, inutile. Motivo? Se troppa gente rimane a bocca asciutta, arriva qualche testa calda che la raduna e decide di muovere la guerra.
    Altrimenti l’alternativa è sterminare in massa i poveri. Che poi, stringi stringi, è quello che molti neoliberisti propongono di fare, sia pure dicendolo solo tra le righe.
    Il problema di fondo che non si vuole proprio capire è che non esiste nessuna ideologia giusta o sbagliata perché TUTTE nascono da un presupposfo di fondo: le risorse sono limitate, l’economia finanziaria si è spinta troppo oltre rispetto ai fondamentali dell’economia reale e dei beni a disposizione.
    Da cui i fanatismi ideologici, necessari per oscurare una verità che non si vuole accettare: la nostra è un’economia marcia fino al midollo perché basata su consumi per soddisfare i quali non basterebbero sei pianeti.
    Ergo, il neoliberismo scontenta i poveri perché teorizza un regime dove i più ricchi rubino il lavoro dei poveri, il socialismo scontenta i ricchi perché teorizza un regime dove i poveri rubino il lavoro dei ricchi, il nazionalismo scontenta gli stranieri perché teorizza un regime dove i locali rubino il frutto del lavoro degli stranieri e il globalismo scontenta i locali perché teorizza un regime dove gli stranieri rubino il frutto del lavoro dei locali.
    Non se ne esce più.
    Ergo, non esiste un’ideologia buona per tutte. Esiste quella che, in quel preciso momento, risolve un problema di ordine pubblico.
    Alternative?
    La guerra civile.

  7. Il commento precedente si riferiva all’articolo ” Esegesi di Salvini ” che non vedo ancora pubblicato. Forse Pardo se n’è dimenticato -:) .Ad ogni modo, per quanto riguarda i rendimenti, ieri il quinquennale Italia ha chiuso a 1,852 quello greco a 1,786..

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