QUOD PLERUMQUE ACCIDIT

Nel diritto penale, il dolo è l’intenzione di fare qualcosa che la legge vieta. La colpa è invece la rimproverabilità di un’azione che, pure non mirando a violare una legge, quella legge ha violato. Chi spara per uccidere, agisce con dolo. Chi si distrae mentre guida e ammazza qualcuno, voleva solo guidare ma ha ucciso. E il reato ascrittogli è “omicidio colposo”.
Fin qui è tutto chiaro. La legge richiede che ogni cittadino agisca con prudenza, con perizia, osservando leggi e regolamenti. Ma a che livello?
Prendiamo un medico che cura un malato secondo le sue nozioni di abilitato alla professione medica. Se il malato muore e si può affermare che invece un luminare della medicina avrebbe saputo fargli superare quella crisi, possiamo dire che il medico è stato imperito e dunque è colpevole di omicidio colposo?
Tutto dipende dalla sensibilità sociale. Una società realista sa che da un medico generico ci si può (e ci si deve) aspettare la competenza di un medico generico. Se invece si parte – come oggi tutti fanno – dal principio che “quella morte si poteva evitare”, quasi nessun medico potrebbe sfuggire alla condanna per omicidio colposo. E questo è profondamente ingiusto. Ogni conducente di autobus sa guidare, ma non per questo potrebbe sostituire vantaggiosamente Hamilton o Vettel.
Oggi il povero medico non ha scampo. I consulenti tecnici d’ufficio hanno tutto Il giudice, rinviando la responsabilità ai c.t.u. (consulenti tecnici d’ufficio) che hanno avuto tutto il tempo e l’agio di esaminare il caso. Infatti per la loro perizia richiedono tre mesi. Poi arrivano alla conclusione che la dottrina medica per quel caso prevedeva una diversa terapia, e il giudice, appiattendosi sul parere dei tecnici, crocifigge il povero sanitario. Dimenticandoche, se bisognasse condannare chiunque non si è comportato nella maniera teoricamente più esatta, dovrebbero essere condannati tutti i giudici la cui sentenza è poi riformata in Appello o in Cassazione.
Dire, come tutti fanno, “Quella morte poteva essere evitata”, è una stupidaggine. Ammettiamo che ci sia un incendio in un cinema e uno spettatore muoia nella ressa. Si poteva evitare quella morte? Certamente. Sarebbe bastato chiudere sei mesi prima tutti i cinema del Paese. Sembra eccessivo? Ma si può essere sicuri che non scoppierà mai un incendio, in un cinema?
In Italia dei giudici hanno condannato dei sismologi (grazie al cielo soltanto in primo grado) soltanto per aver detto che, di solito, la scossa di terremoto più forte è la prima. Perché, hanno argomentato i primi giudici, se non l’avessero detto (benché il dato sia pacifico, in sismologia) la gente non sarebbe rientrata nelle case e non sarebbe morta a causa della seconda scossa di terremoto. Quella volta il mondo intero ha riso di noi.
La società è regredita a livelli tribali. Se è morto qualcuno, bisogna ammazzare qualcuno: lo stregone che non ha saputo guarirlo, o non ha fatto i sortilegi giusti; il primo che passa e soprattutto chiunque astrattamente avrebbe potuto impedire l’evento. E infatti, quando l’imputato è assolto, la gente dice sarcastica: “Insomma, non è morto nessuno”. Oppure: “E così mio figlio l’hanno ammazzato una seconda volta”. Qui non si giudica il dolore della famiglia, ma un’intera società propensa a considerare ogni assoluzione un’ingiustizia.
Se il Paese non fosse impazzito, se i magistrati fossero un po’ meno proni all’opinione pubblica, bisognerebbe richiedere dall’imputato la normale prudenza del bonus pater familias. E nulla di più. Il comportamento normale, quod plerumque accidit, quello che accade nella maggior parte dei casi, dicevano i romani. Dunque non una prudenza estrema, non una perizia estrema, non un’osservanza maniacale delle regole, ma la prudenza, la perizia e l’osservanza delle regole delle persone normali.
Bisognerebbe evitare l’attuale caccia alle streghe. Bisognerebbe finirla con l’idea che ogni volta che succede una disgrazia ci deve assolutamente essere un colpevole . Perché non sempre è così, e perché non c’è nessun dio affamato di sangue che richiede il sacrificio di qualcuno per essere placato.
Vivere è rischioso, ecco tutto. E il primo dovere di ciascuno di noi è quello di guardare dove mette i piedi.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com

QUOD PLERUMQUE ACCIDITultima modifica: 2019-06-21T18:00:48+02:00da gianni.pardo
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