RODELN VERBOTEN

Per una volta è necessario parlare di un episodio di cronaca. Come hanno riferito i giornali, e in particolare il Corriere della Sera(1), in Alto Adige una signora ha imboccato, insieme con la figlia, una pista vietata agli slittini, finendo contro un albero a grande velocità. La bambina di otto anni purtroppo è morta e la signora è grave in ospedale. Fin qui la notizia. La prima reazione, a parte l’ovvio dispiacere, dovrebbe essere che, anche se è triste dirlo in questo momento, la colpa è della signora, dal momento che ha imboccato una pista vietata.
Ma poi si legge nell’articolo che l’avviso era soltanto in tedesco: “Rodeln verboten”. E si rimane allibiti. Passi per “Verboten”, la guerra ci ha ben insegnato che cosa significa, ma Rodeln? Quanti italiani, inglesi, francesi, spagnoli conoscono la parola “Rodeln”? Io cerco di imparare il tedesco dal 1965 e sono stato perfino in grado di tradurre per i miei amici articoli di politica dal tedesco, ma la parola “Rodeln” non l’avevo mai incontrata. O non ci avevo fatto caso. Dunque anch’io sarei andato a sbattere contro quell’albero.
Come mai gli amici altoatesini non si sono sentiti in dovere di avvertire i turisti in una lingua più nota, per esempio in inglese, anche se “sleigh” è parola nota soltanto a chi a Natale sa cantare in inglese “Jingle bells”. Più semplicemente, non potevano mettere il disegno di uno slittino, sbarrato da una grande X rossa? Anche se pare che l’abbiano messo a discesa iniziata.
E poi mi viene in mente una domanda: ma, per caso, l’Alto Adige non si trova in Italia? E qual è la lingua nazionale di questo felice Paese allietato dal governo giallo-verde? A me risulta che sia l’italiano. Dunque sarebbe stato obbligatorio scrivere “Slittini vietati” ed eventualmente, volendo, aggiungere “Rodeln verboten” per gli altoatesini che, pur essendo italiani, non conoscono l’italiano.
Ma l’episodio non invita all’allegria. Questi signori che sicuramente si sentono sudtirolesi e non altoatesini, si sono mai accorti che persino nelle vecchie carrozze di legno della terza classe delle nostre ferrovie si invitavano i viaggiatori a non sporgersi all’esterno in quattro lingue? È pericoloso sporgersi, “Ne pas se pencher au dehors”, “don’t lean out” (se non ricordo male) e perfino “nicht hinauslehnen” per i signori alto-atesini che non conoscessero l’italiano. Come mai non hanno pensato che al mondo c’è molta gente – anzi, ci sono molti italiani – che non parlano tedesco?
Di solito sono molto infastidito quando, in occasione di un incidente imprevedibile, si vanno subito a cercare i colpevoli, coloro che con una straordinaria capacità di previsione – una capacità che sconfina nella fantasia – avrebbero potuto immaginare e prevenire quella disgrazia. Ma stavolta mi schiero con i forcaioli. Chi scrive “Rodeln verboten” e basta, per avvisare di un pericolo mortale, non soltanto è colpevole di omicidio colposo, se poi la disgrazia si verifica, ma di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento. Non ci vuol molto ad immaginare che qualcuno non conosca il tedesco e vada a rompersi l’osso del collo. Inoltre, se fossi il giudice incaricato di infliggere la pena, per una volta calcherei la mano, anche perché ho il sospetto che la scritta in italiano sia stata omessa perfino per disprezzo dell’Italia, non per distrazione. Dunque partirei dal massimo della pena, cinque anni, e l’aumenterei di un terzo per l’aggravante, altri venti mesi, passando a sei anni e otto mesi. E vorrei ancora che gli imputati mi ringraziassero. Infatti – a parte l’ulteriore, possibile aggravante di odio razziale – non è cervellotica l’ipotesi di dolo eventuale. In questo caso passeremmo all’omicidio volontario, pena minima ventuno anni. Tempo fa in Italia qualcuno è stato condannato per omicidio volontario con dolo eventuale (per intenderci: “Se qualcuno ci lascia le penne me ne frego”) per avere attraversato un incrocio a tutta velocità, provocando un incidente mortale.
Mai dire mai. Mai avrei creduto di potere essere così severo.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
7 gennaio 2019
(1)https://www.corriere.it/cronache/19_gennaio_05/renon-incidente-slittino-cartello-tedesco-9a109318-

RODELN VERBOTENultima modifica: 2019-01-07T08:53:52+01:00da gianni.pardo
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “RODELN VERBOTEN

  1. Purtroppo non riesco a postare la foto del cartello ma, se cerca “rodeln verboten” in Google immagini, lo trova e così potrà confermare o correggere quello che ha scritto.
    Io ho sciato fino a due anni fa, per tanti anni e posso affermare che anche i sassi sanno che gli slittini non possono andare sulle piste da sci, neppure sulle azzurre, perchè mettono in pericolo gli sciatori.
    In questo caso il bollino nero indicava la difficoltà della pista (molto impegnativa, molto pendente e ghiacciata) ma c’era anche il simbolo dello slittino sbarrato.
    Se vogliamo essere pignoli, nella riga sopra la parola rodelweg è tradotta come pista da slitta, e il simbolo è azzurro.
    Aggiungo che la mamma è scesa alla stazione di monte invece che alla intermedia, dove ben sapeva che c’era la pista da slitte, tanto che il marito e il figlio più grande l’aspettavano lì.
    Se si è sbagliata, bastava che rimanesse nella cabina e sarebbe ritornata alla stazione intermedia.
    Chissà che cosa voleva fare la mamma di origine polacca (cultura molto vicina a quella germanica) ma direi che questo è il classico caso dove la colpa è sempre degli altri, fenomeno che lei ha spesso descritto come negazione della responsabilità soggettiva.
    Chieda a chiunque ami sciare se si avventura su piste che non conosce senza aver consultato una mappa (distribuita alla biglietteria), studiando il percorso in base alle sue capacità.
    Ciò non toglie che vedere cartelli solo in lingua tedesca sul territorio italiano è irritante ma non mi sembra questo il caso.

  2. Ammetto senza difficoltà che il mio testo può essere impreciso o erroneo su qualche particolare, ed io non sono un esperto di sport invernali. È proprio per questo che ho inserito, in calce al mio articolo, il link con l’articolo del “Corriere della Sera”, proprio per indicare la mia fonte e girare a questa fonte la responsabilità per le informazioni sbagliate o incomplete. Le faccio anche notare che, nella foto pubblicata dal Corriere, sul cartello c’era scritto Rodeln verboten, ma non c’era nessuna immagina sbarrata di slittino.
    Tutto ciò detto, siamo d’accordo sul resto.
    In ogni caso, o non si scriveva niente, perché in quel posto era evidente che non si poteva andare con lo slittino, oppure scrivevano prima “Slittini vietati” e poi “Rodeln verboten”, o niente o tutti e due, e al limite soltanto “Slittini vietati” e “No sleigh”. Il mondo oggi conosce più l’inglese che il tedesco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *