NOVE PER NOVE NOVANTANOVE

Immaginate un’Accademia di Matematica di rinomanza nazionale, tale che essere membri di essa sia un grande onore, e immaginate pure che, fra le condizioni per esservi ammessi, vi sia un esame in cui il candidato deve dimostrare di essere in grado di rispondere prontamente a qualunque incrocio della Tavola Pitagorica. Sarebbe surreale, naturalmente. Ma cesserebbe di esserlo se si dimostrasse che, a volte, i massimi competenti sono incapaci di tenere conto del fatto che otto per sette fa cinquantasei e non cinquantotto. E così , a cascata, poi sbagliano problemi matematici ben più complessi e importanti.
La complessità non esime dal dovere di tenere conto delle evidenze elementari. Infatti, in caso di contrasto, cadono le teorie, non le evidenze elementari. Gli esempi a sostegno di questa piana osservazione sono moltissimi. Prendiamo l’economia marxista. Ammettiamo per ipotesi che, leggendo il Kapital e gli altri scritti di Marx, si sia pieni di ammirazione per questo pensatore. Ciò non toglie che in tutti i Paesi in cui si è tentato di applicare la sua teoria si sia provocata un’immensa miseria. Dunque in concreto, quella teoria è sbagliata. E colui che si rifiutasse di studiare Marx non sarebbe come il Cardinale Bellarmino che si rifiuta di avvicinare l’occhio all’oculare del telescopio di Galileo, ma uno che ha ben guardato in quel telescopio e non ha visto traccia delle affermazioni di un ciarlatano.
In geometria la retta può permettersi il lusso di essere infinita, perché è un ente fondamentale della geometria euclidea e nessuno ha mai preteso che esista realmente. Viceversa, un’economia che impoverisce non ha giustificazioni, perché la sua funzione essenziale è quella di creare ricchezza in concreto. Diversamente bisognerebbe essere disposti ad accettare l’affermazione che il cianuro sia un medicinale salvavita benché chi l’assume muoia.
Questo realismo intellettuale è ciò che può indurre a fermarsi alle prime pagine di un libro che esponga le teorie di Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Il nome è impressionante ed impressionante è pure la sua teoria fondata sullo spirito. Purtroppo, se l’ingenuo chiede: “E che cos’è, questo spirito? E Hegel come dimostra che esiste?” non riceve una risposta soddisfacente. E allora ha tutto il diritto di fermarsi alla pagina cui è arrivato. Un po’ come se, all’Accademia di Matematica di cui si diceva, chiedesse di essere ammesso un matematico la cui teoria è fondata sul fatto che nove per nove faccia novantanove.
La caratteristica delle teorie suggestive ma infondate è quella di essere basate su spiegazioni complesse, intese a scoraggiare i troppo curiosi. Se non basta si accenna a qualcosa di incomprensibile, dii superiore al nostro intelletto e in fin dei conti ci si chiede di accettare ciò che ci era stato detto da principio, e su cui avevamo sollevato dei dubbi.
Se qualcuno dice (per la verità l’ha detto un Papa, nel 1950) che, dopo la morte, Maria è stata assunta in cielo insieme col suo corpo, sarà pur lecito chiedere dove si trova attualmente quel corpo. Cioè in quale parte del cielo che abbiamo sulle nostre teste. Né si può rispondere che è stata assunta “in modo spirituale”, perché ciò è contraddittorio con l’affermazione che è stato il suo corpo, ad essere “assunto”, e non soltanto la sua anima. E il corpo è essenzialmente materiale, mentre è spirituale proprio “ciò che non è materiale”. Eppure queste contraddizioni non turbano i credenti. Essi vogliono credere e tanto basta. Ma loro dovrebbero farci il sacrosanto favore di non contestare la nostra razionalità. Noi lasciamo loro la loro Fede, loro devono lasciarci la nostra razionalità, e non pretendere che la loro Fede sia razionale. In questo caso non lo è nemmeno secondo la distinzione teologica tra materiale e spirituale.
Un ultimo esempio che riguarda l’attualità. L’intera Italia è convinta – e lo è da oltre mezzo secolo – che l’economia si rilancia con gli investimenti pubblici. E infatti ci ha provato per oltre mezzo secolo, fino a metterci sul groppone un debito pubblico mostruoso. Ebbene, è sì o no lecito dubitare di una teoria che, con la spesa pubblica, ha prodotto un simile problema? Ma come contrastare una convinzione universale di cui nessuno si sente in dovere di dimostrare la fondatezza? Essa è tanto “evidente” che neppure l’esperienza negativa riesce a scalfirla.
Forse quegli ateniesi che hanno condannato a morte Socrate non avevano tutti i torti. Chi pensa con la sua testa, chi crede più all’evidenza che alle teorie, è empio. Mette in discussione gli dei e corrompe la gioventù.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
22 giugno 2019

NOVE PER NOVE NOVANTANOVEultima modifica: 2019-06-23T10:28:31+02:00da gianni.pardo
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5 pensieri su “NOVE PER NOVE NOVANTANOVE

  1. E Le ricordo un altro elegante problema riguardo al trip verso il cielo ed il barbuto Padre compiuto da Gesù: e il suo prepuzio (di cui peraltro esistevano in giro per il mondo una decina di esemplari)? Lo riaccompagnò nel viaggio o rimase sulla terra, o si ricostruì a posteriori? La questione fu molto dibattuta in passato, e se ne trova menzione in 2-3 volumi recenti sul “Santo Prepuzio”.
    Per la verità, come disse un importante filosofo, al Vangelo (ma sostituire con qualunque “testo sacro”) preferisco Harry Potter.

  2. Bello il punto su Hegel.
    Schopenhauer espresse un punto di vista non troppo dissimile, in forma più caustica: a chi gli faceva notare che le sue lezioni universitarie erano seguite da poche persone, mentre le aule dove si tenevano quelle di Hegel erano gremite, rispose semplicemente: “io non ho scritto per gli imbecilli”.
    Fantastico:-)

  3. È proprio vero che tra il tragico e l’umoristico a volte c’è contiguità. Schopenhauer (che odiava e disprezzava Hegel) è noto per essere un filosofo pessimista, e tuttavia i suoi “Aforismi”, per quel che ricordo, sono proprio divertenti.

  4. “Ogni uomo confonde i limiti del suo campo visivo con i confini del mondo.”
    Questo è bellissimo, ma pochi lo prendono in considerazione 🙂

  5. A proposito dell’assunzione in Cielo di Maria. Cito a memoria: “State contenti, umana gente, al quia, ché, se potuto aveste veder tutto, mestier non era parturir Maria”. Non penso che Dante fosse un cretino o un credulone.

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