OBBLIGATO AD ESSERE CONTENTO

Tutti i media danno come sicura – anzi, ineluttabile – la formazione di un governo giallo-rosso. Un governo che non dovrebbe essere di scopo, cioè per traghettare l’Italia fino alle politiche della prossima primavera, ma un governo nel pieno dei suoi poteri, destinato a durare – quanto meno nelle intenzioni – fino alla fine della legislatura. Quanto questo piano sia verosimile lo diranno i prossimi mesi. L’esperienza insegna che, salvo la scadenza delle cambiali, non si può dar niente per sicuro. Nemmeno che si riesca a costituire questo governo “ineluttabile”. Le difficoltà di redazione di un programma comune sono teoricamente insormontabili, ma l’interesse fa miracoli.
Oggi comunque ci si può chiedere: come dovremmo giudicare la costituzione di questo governo? Per molti è una fortuna semplicemente perché ci si libera di Matteo Salvini e della destra. Per molti altri, associando l’ideologismo di estrema sinistra e la pura irragionevolezza dell’infanzia (traduzione: Pd e M5s) si ottiene la mescolanza più esplosiva e devastante che si riesca ad immaginare.
Per quanto mi riguarda, mi sono accorto che ho detto come la penso da prima che il problema si ponesse. Oggi non mi rimane che essere coerente. Infatti ho sempre sostenuto che il governo che sarà in carica a fine anno la pagherà cara. Carissima. Se dunque giudico tanto severamente questi partiti, chi più di me dovrebbe essere felice di vedere che si mettono insieme? Due al prezzo di uno. Infatti, quale destino li attende?
Se c’è una caratteristica comune fra Movimento e Pd, è la tendenza a seguire l’ideale a costo di strapazzare i conti, farci guardare storto dall’Europa e far schizzare verso l’alto lo spread. Tutti i loro programmi di cui si ha notizia richiedono denaro, denaro e ancora denaro. Riduzione del cuneo fiscale, aiuti alle famiglie povere, sostegno alle imprese decotte, revoca delle concessioni alla Società Autostrade, e accanimento terapeutico per l’Alitalia parlano di decine di miliardi. Se poi i pentastellati riuscissero a strappare l’annullamento del progetto del Tav, questo richiederebbe una quantità di denaro superiore al costo del completamento dell’opera. L’ha detto il loro amico Giuseppe Conte.
Inutile grattarsi la zucca per citare altri capitoli di spesa. Da sempre un punto fermo delle anime belle (per esempio per quanto riguarda l’immigrazione) è che far di conto è “ragionieristico”. Cioè da omuncoli ottusi. Dire: “Non ci sono i soldi” è da reazionari. Come ha affermato Di Maio, quando Tria protestava che per certi provvedimenti non c’erano i soldi, “Un ministro serio i fondi li trova”. Diversamente lasci il posto a chi sa fare quel mestiere. Per esempio Di Maio o, ancor meglio, Toninelli.
Io i soldi non li ho mai trovati, dunque non sono in grado di dare consigli efficaci. Nel mio mondo ragionieristico, o i soldi si guadagnano, o sono costituiti da risparmi, o si rubano, o – nel caso dello Stato – si stampano, visto che sono carta o infine si ottengono contraendo debiti . Ma lo Stato italiano non sa guadagnarli, non ha risparmi, non ha a chi rubarli se non agli italiani, non ha il potere di stampare soldi, o infine contrae debiti. Ma questo l’ha già fatto, aumentandoli anche nel corso dell’ultimo anno, fino a raggiungere e superare, in questi giorni, secondo la Banca d’Italia, i 2,380 miliardi di euro. Dunque si pone il problema dell’eurozona, che non vuole essere messa a rischio dall’Italia e frena a morte, su questo capitolo. E se non lo facesse Bruxelles potrebbero farlo, con argomenti ben più forti, le Borse e le agenzie di rating che le guidano. Già i nostri titoli sono vicini al livello “spazzatura”, basta un’altra spintarella.
Ciò malgrado i futuri governanti parlano di grandi spese in deficit. E il programma sarebbe comprensibile se avessero ragione di pensare che, sotto l’albero, Babbo Natale depositerà cento miliardi di euro in lingotti d’oro. In realtà, pare che piuttosto sotto l’albero troveremo un conto da pagare di 23,5 miliardi solo per scongiurare l’aumento dell’Iva (in base ad impegni scritti, sottoscritti e consacrati in legge dall’Italia) più altri miliardi per “spese indifferibili” e altri impegni. Per un totale di circa quarantotto miliardi. Dunque, se ci aggiungiamo le somme necessarie per tutte le regalie, i salvataggi e gli incentivi per rilanciare l’economia, si arriva all’incirca a quei cento miliardi. Avendo dei ministri seri, certo li troveranno: ma dove?
Si badi, in questo quadro non si accusa nessuno, si descrive soltanto una situazione ragionieristica. Ma loro come la spiegheranno, agli italiani, dopo avere per anni (nel caso del Pd, per decenni) descritto una realtà diversa?
La conclusione è che si è obbligati ad essere felici del fatto che finalmente si allontani dal Viminale Matteo Salvini: che si vesta in modo decente, quell’orco, che si sbarbi, che dimagrisca, mentre c’è, e che si faccia vedere di meno in giro. Il panorama ne guadagnerà. E se nel frattempo dovremo sorbirci il faccino birichino di Matteo Renzi, il faccione da esperto di insaccati di Nicola Zingaretti e – Dio non voglia – il sussiego da passerella di moda di Luigi Di Maio, dopo aver detto, citando Qualcuno, “Se è possibile passi da me questo calice”, lo berremo. Ci guadagneremo il paradiso se va bene, il default dell’Italia se va male.
Del resto, qual è l’alternativa? Che si voti subito, che vada al governo Salvini con l’accompagnamento di Berlusconi e Meloni? Non è che le cose andrebbero molto meglio. Infatti il sacco di carbone che depositerà sotto l’albero Babbo Natale sarà sufficiente perché gli italiani li stramaledicano. Come la pena per l’omicidio non cambia poi molto se si sono uccise due o dieci persone (art.81 C.p.), si soffre più o meno nello stesso modo se si è sommersi da cinquanta o cento miliardi di debiti. Debiti che forse non riusciremo a contrarre, perché i mercati non si fidano più.
Dunque sono contento che si formi un governo di sinistra. Un po’ come quell’eretico che si vide commutare la pena del rogo in quella dell’impiccagione.
È la prima volta in vita mia che rimpiango di non essere cittadino del Liechtenstein.
Gianni Pardo, giannipardo1@gmail.com
15 agosto 2019

OBBLIGATO AD ESSERE CONTENTOultima modifica: 2019-08-15T12:02:13+02:00da gianni.pardo
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4 pensieri su “OBBLIGATO AD ESSERE CONTENTO

  1. Gianni, lo Stato i soldi non solo li stampa, ma anche li ruba, seppur “a norma di legge” promulgata ad hoc.
    Dio ci salvi dall’indicibile Trux, ma PD a prevalenza veterocomunista piu’ i 5stelle, cioe’ tassaioli sadici del nord e assistenzialisti munifici del sud, entrambi con forti attitudini poliziesco-giustizialiste dal punto di vista fiscale, rappresentano il piu’ micidiale connubio di “tassa e spendi” che si possa immaginare, che e’ gia’ il problema storico del nostro paese dal 1970 in poi.
    Con ulteriore pesante aggravio della frattura nord-sud.
    Forse la chiave di lettura piu’ adatta della politica degli ultimi trent’anni e’ che tenere unita l’italia centralistica all’interno dell’europa e’ una missione impossibile, che sta prosciugando inutilmente tutte le nostre risorse economiche e, peggio ancora, civili. Mi ricordo un tizio gia’ abituato a muoversi nel mondo globalizzato che gia’ oltre dieci anni fa, in un blog, pronosticava come inevitabile questo esito, che tutti gli altri, incautamente, ritenevano esagerato: ma aveva ragione.

  2. Suvvia professore, si faccia coraggio, è solo questione di soldi. Dovremo tirare la cinghia? Sopravvivremo, per qualche anno! Credo che lei sia nato in un periodo storico ben peggiore di quello attuale: Germania nazista, Italia fascista, guerra mondiale, milioni di morti, città bombardate, 8 settembre, guerra civile, e poi la pace, ma che pace! comunisti e fascisti che si ammazzavano e la mattina si sotterravano i cadaveri (qui al Nord). Il PCI, la DC, i soldi degli americani, quelli dei sovietici, la guerra fredda, un arsenale nucleare, quello sì in grado di distruggere l’umanità, non il riscaldamento di Greta e i rimedi che suggerisce (futuro premio Nobel!!) … ciò nonostante, credo di capire, nonostante il tragico e pericoloso periodo storico in cui è venuto al mondo, lei ha avuto una vita piena di soddisfazioni, di affetti, di studio e di viaggi. Fortunato lei/noi e sfortunati tantissimi giovanotti che non sanno nulla ma credono di essere i padroni del mondo. Pazienza, caro professore, noi abbiamo già dato (e abbiamo ricevuto) e i giovani di oggi (artefici del loro destino) dovranno trovare le risorse materiali e morali per cavarsela, sbagliando, facendo sacrifici, combattendo o soccomberanno. Come dice il “truce” … un sorriso! :)) Cheers!

  3. Ottimo commento, caro Luigi, cui non saprei opporre nulla, razionalmente. E per conseguenza, senza esitare, le do ragione.
    Ma non siamo fatti soltanto di razionalità. Pur dandole ragione, pur accettando il brillante principio di Groucho Marx (se è stato lui a dirlo): “Non mi chiedete che cosa faccio per i posteri. Che hanno fatto, i posteri, per me?”, un riflesso di onestà, fondato più sull’emotività (e il mio condizionamento familiare) che sulla razionalità, mi fa imbestialire all’idea delle sciocchezze fatte dalla mia generazione, forse la più viziata della storia, come giustamente dice lei. Noi ce la siamo goduta, e lasciamo ai nostri figli (si fa per dire, io per fortuna sono riuscito a non averne) un mondo incasinato in molte direzioni, in particolare nella direzione finanziaria.
    Si tratta soltanto di soldi, dice lei. E infatti chi è vecchio di solito ne ha più del necessario, proprio perché il necessario, a quell’età, è un tetto e un po’ di cibo. Ma come vivranno i giovani? Già oggi non trovano lavoro, per giunta, almeno in Italia, sono spesso ignoranti come capre, incluso il caso che abbiano una laurea.
    Insomma, razionalmente ripeto con lei il proverbio francese che “si dorme come ci si è fatto il letto”, ma sentimentalmente mi arrabbio, quando penso che milioni di persone hanno rifatto il letto in modo pessimo, e poi dovranno dormirci i loro figli e i loro nipoti.

  4. “Ma non siamo fatti soltanto di razionalità”

    Non e’ certo la razionalita’ che ci fornisce i moventi.
    Siamo contenti se le cose sembrano migliorare, anche quando gia’ morenti nel letto di un ospedale, ma infelici se, pur nel massimo benessere materiale, la nostra situazione resta costante. Non parliamone se sembra peggiorare.
    Siamo fatti cosi’: per “tendere all’infinito”.

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